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Immagine da Pixabay

Unicef e Onu segnalano diseguaglianze nella distribuzione degli antidoti anti Covid, l’appello ai governatori e ai produttori dei vaccini

La distribuzione e la conseguente somministrazione dei vaccini non avviene in modo equo per tutti i Paesi del mondo questo potrebbe compromettere la lotta contro il virus. Ad oggi infatti in circa 130 Paesi non è stata somministrata alcuna dose dell’antidoto contro il Covid-19.

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Delle 128 milioni di dosi somministrate finora, oltre i tre quarti delle vaccinazioni sono avvenute in soli 10 Paesi che rappresentano il 60% del Pil mondiale. Ad oggi, in circa 130 Paesi, con 2,5 miliardi di persone, deve essere ancora somministrata una singola dose”- segnalano congiuntamente l’Unicef e l’Oms. La direttrice generale dell’Unicef e il direttore generale dell’Onu lanciano un appello e “chiedono ai leader di guardare oltre i propri confini e attuare una strategia di vaccinazione che possa porre veramente fine alla pandemia e limitare le varianti del virus“.

Una distribuzione non equa degli antidoti infatti continuerà a far proliferare il virus che subirà altrettante mutazione, per questo motivo tutti i Paesi dovrebbero avere uguale accesso alle dosi vaccinali. “I governi che hanno vaccinato i propri operatori sanitari e la popolazione a più alto rischio di malattie gravi condividano i vaccini attraverso Covax così che gli altri Paesi possano fare lo stesso”- hanno proposto Unicef e Oms in concerto.

L’appello va anche ai produttori che devono “allocare equamente le limitate forniture condividendo informazioni sulla sicurezza, l’efficacia e la produzione”. Dovrebbero, inoltre, aumentare e massimizzare la produzione dei vaccini e “trasferire la tecnologia ad altri produttori che possano aiutare ad ampliare la fornitura globale”.

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