vorrei ma non posto
J Ax e Fedez in una scena del video del brano "Vorrei ma non posto"

Vorrei ma non posto un inno anti social prima della stagione più social dell’anno

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Fedez e J-Ax connubio perfetto. Presenzialisti nelle trasmissioni più in voga, tatuatissimi prima che tatuarsi diventasse una moda, sinceri al limite del pudore. Frullate questi due insieme e ne viene fuori il singolo più ascoltato del momento, ” Vorrei ma non posto “, un arguto gioco di parole che nasconde una velata, me neanche tanto, critica alla china che i rapporti umani stanno prendendo negli ultimi tempi. Principali responsabili di questa terribile discesa verso il peggio sono le nuove tecnologie e la possibilità da esse offerta di usufruire dell’estraniazione dalla realtà che i social comportano.

I due rapper parlano del vizio di stare con la testa china verso lo smartphone, anche, e soprattutto, quando si sta in compagnia. Che sia una cena, un appuntamento romantico, una sessione di shopping, un semplice pranzo, tutti col telefono in mano, a “condividere“, a far sapere al mondo quel che si sta facendo, perché al mondo interessa molto come gli altri passano il tempo.

“Ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo”. Questo è sacrosanto. Un buon piatto di pasta ha un altro sapore se gli amici ci fanno sapere che piace anche a loro…l’immagine ovviamente, perché non lo mangeranno di certo. Ma chissà se poi saremo noi a mangiarlo, visto che tra una forchettata e l’altra teniamo d’occhio il telefono per vedere a quanti piace la nostra pasta invece del sapore. Metti che magari fa schifo, che c’è troppo sale! Ma il piatto figura bene in foto, quindi tutto ok.

C’è gente che sui social ci nasce e ci muore, e che deve loro la propria fortuna. Come gli “youtubers“, il mestiere del nuovo millennio insieme al “fashion blogger”, che senza quei “like” non avrebbero di che vivere. Ma J Ax e Fedez analizzano il fenomeno in maniera diversa, più “nazional popolare” come dice il testo. Il degrado della società analizzato in chiave rap, accattivante, con un beat di base orecchiabile studiato a tavolino, perché le case discografiche vogliono vendere entrando nel cervello delle persone, con suoni sintetici che nulla hanno della musica in senso stretto, ma che piacciono.

E anche questo è segno della china pericolosa che la musica sta prendendo. Visto che non è musica. Ma tanto di cappello ai due, che hanno centrato l’obiettivo e possono ascoltare la loro ultima fatica passare in televisione ad ogni intervallo pubblicitario, dal momento che il brano è stato scelto come colonna sonora dell’ultimo (ermetico è un pallido eufemismo) spot della Algida.

Ma entrambi potranno trasmettere ai loro figli i frutti di cotanta fatica, e non vergognarsi delle loro tracce lasciate nell’etere, come i genitori di cui si parla nel testo di “Vorrei ma non posto”, che dovrebbero giustificarsi con i loro figli delle tracce lasciate su facebook. J-Ax e Fedez hanno fatto musica, anche se musica non è. E questa è una traccia di cui non vergognarsi.

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