Cinquant’anni fa la drammatica alluvione di Firenze. L’arte italiana ancora a rischio

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Ricorrono quest’anno i cinquant’anni dall’alluvione che mise in ginocchio Firenze. L’Italia dell’arte si lecca ancora le ferite

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Le immagini devastanti del terremoto del centro Italia, portano indietro le lancette dell’orologio della storia al 4 novembre 1966, il giorno in cui Firenze si ritrovò sommersa da una drammatica alluvione. Le immagini allagate, strade inghiottite dal fango, i soccorritori-angeli provenienti da tutte le regioni italiane, il Crocifisso danneggiato di Cimabue, sono come istantanee impresse nella mente di ogni italiano, e che fanno il paio con quanto è avvenuto nel centro Italia.

Oggi come allora l’Italia si lecca le ferite, la conta dei danni ci consegna uno sconfortante risultato, il patrimonio artistico italiano è a rischio. Superbe opere, viste integre nella loro maestosità e bellezza frantumarsi o deteriorarsi sotto gli scossoni di terremoti violenti e sempre più frequenti, o ricoprirsi di fango a causa di alluvioni che con cadenza annuale inghiottono città e case.

Sono 12mila i beni culturali in pericolo nello scenario più grave, secondo il Rapporto Ispra 2015 sul dissesto idrogeologico in Italia.

Una piena simile a quella del 1966 porterebbe danni maggiori secondo il geologo Alessandro Trigila.

«Nella zona ovest di Firenze negli ultimi 50 anni ha avuto luogo una urbanizzazione significativa. Sotto questo aspetto, il rischio rispetto ad allora è aumentato», spiega il geologo Alessandro Trigila, membro del team di ricercatori dell’Ispra che ha elaborato lo studio.
«Nel frattempo, tuttavia, sono state realizzate alcune opere che hanno contribuito a mitigare il pericolo, tra cui la diga del Bilancino, quando le opere verranno completate e collaudate, buona parte del rischio idraulico per Firenze verrà scongiurato. Oggi, però, la situazione resta critica», conclude l’esperto.
Il capoluogo toscano già duramente provato, possiede 1.258 i beni a rischio idraulico, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Pericolosa anche la situazione a Roma, i beni culturali a rischio in caso di alluvione sono 2.190, con un coinvolgimento del centro storico e di Piazza Navona, anche se nella capitale la maggiore concentrazione di opere d’arte si trova in una zona con basse probabilità di accadimento.
«Questo non vuol dire che il fenomeno vada trascurato», avverte Trigila: «In una città come Roma, così come nelle altre città d’arte, il patrimonio appartiene a tutta l’umanità: un eventuale danno sarebbe irreversibile, non si tratta di ricostruire una casa o un centro commerciale. L’obiettivo ottimale sarebbe mettere in sicurezza tutti i beni culturali ipotizzando lo scenario peggiore».
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