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Dallo Scritto Allo Schermo: questo mese analizziamo Alice Nel Paese Delle Meraviglie

Dallo Scritto allo Schermo – Alice nel Paese delle Meraviglie

Dallo Scritto allo Schermo: questo mese analizziamo le differenze tra il romanzo Alice nel Paese delle Meraviglie di Carrol e i film da lui tratti

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie è un romanzo riconducibile al genere fantastico, pubblicato nel 1865 da Charles Lutwidge Dodgson, un reverendo matematico e scrittore, che pubblicò la sua storia sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll. La protagonista della vicenda è Alice, una ragazzina che si ritrova catapultata in un mondo fantastico, a contatto con luoghi e creature che mai aveva visto prima.

L’opera è intrisa di proverbi, modi di dire, espressioni, formule matematiche: un insieme di elementi che sono parte integrante della vita quotidiana dell’autore e del suo mondo. Nel 1871 Carroll pubblicò il seguito del libro, dal titolo “Attraverso lo specchio e ciò che Alice vi trovò”; come il primo, anche questo è intriso di formule matematiche, proverbi e modi di dire. Ciò che cambia è la tematica di fondo: nel primo libro tutto gira intorno alle carte da gioco mentre, nel secondo, tutto ruota intorno agli scacchi. Lo schema del gioco è fissato all’inizio del libro.

Le differenze tra il libro e i film della Disney

Per analizzare le differenze tra la versione cartacea e quella cinematografica della storia, bisogna innanzitutto tenere a mente che il cartone animato che ci ha fatto sognare durante l’infanzia – e non solo – coinvolge, a livello di trama, solo il primo libro; del secondo, sono presenti solo alcuni personaggi.

Le differenze si notano fin dall’inizio: nel film, infatti, viene specificato che nel momento in cui comincia il sogno di Alice, la sorella le stava leggendo un libro di storia, cosa che nel libro non è specificata. Diverso è anche l’ordine degli incontri fatti dalla protagonista: nel romanzo, il primo personaggi che la ragazzina incontra è il Brucaliffo, mentre nel film, prima di questo buffo personaggio, ne incontra altri, che appartengono al secondo libro.

Completamente assenti nel film sono il grifone e l’episodio del furto delle paste. Ancora, nel film Alice ha un solo gatto, Oreste; nel libro, il gatto si chiama Dinah e presenta ad Alice tutti i suoi amichetti. Parliamo dello Stregatto, uno dei personaggi più famosi della storia: nel film è un personaggio molto negativo, ma, in realtà, nella versione originale è un personaggio neutrale, che appartiene alla Duchessa.

Nel libro, a parlare di “non-compleanno” ad Alice è Humpty Dumpty, chiamata “mostro” da un unicorno, è solo una testimone nel processo al Fante di Cuori e deve aprire una porta solo nella parte finale del racconto; nel film, invece, a parlarle di “non compleanno” è il Cappellaio Matto, è chiamata mostro da Biagio e dal Bianconiglio, è imputata nel processo e le porte da aprire sono diverse.

Se nel film lo scopo di Alice è scoprire dove si sta recando il Coniglio Bianco, nella versione cartacea è spinta solo in principio da questa curiosità, poi il suo desiderio diviene raggiungere il meraviglioso giardino che intravede oltre la porticina. Alice recita al Brucaliffo il poemetto “You are Old, Father William“; nel film, questo è stato dato a Pinco Panco e Panco Pinco e il poemetto recitato è “How Doth the Little Crocodile“, recitato da Alice prima dell’incontro con il Brucaliffo. Inoltre, nel film, è il Brucaliffo stesso a recitarlo, invece che Alice.

Nel film mancano poi gli svariati individui che compongono la Corte, ovvero i Re e le Regine di Quadri, Fiori e Picche con i loro rispettivi mazzi di carte da gioco ed è completamente assente la figura dell’Esecutore, che è incaricato di tagliare le teste ai condannati a morte. Un’altra sostanziale differenza sta nel fatto che quando la Regina di Cuori ordina condanne a morte, nessuno le esegue mai, poiché non viene mai rispettata dal suo regno e nemmeno dal consorte, il Re di Cuori (che nel libro è più alto di lei ed è altrettanto crudele e sanguinario).

Difatti, il personaggio disneyano non è che una fusione tra lei e la Regina Rossa, che nel film del 2010 è molto più autoritaria ed è sempre rispettata.

Il classico della Walt Disney

Nel film, appare un personaggio che non viene citato nel libro: la serratura. Tale personaggio, infatti, è stato inventato dalla Disney.
Nel libro, a dire “cosa sai tu di questa disgraziata faccenda?”, “Niente!”, “Niente di niente?”, “Niente di niente!”, “Ciò è davvero rilevante!” sono il Re di Cuori e Alice, mentre nel film sono la Regina di Cuori e il Leprotto Bisestile. L’unicorno, Humpty Dumpty e il Fante di Cuori non appaiono nel film.

Curiosamente, il Fante appare invece nel film del 2010, dove è il consorte della Regina Rossa. Il Ciciarampa, che nel libro copre un ruolo molto importante durante un suo incontro con Alice, è stato omesso nel film. Ciononostante, è presente nel film del 2010, dove mantiene la stessa importanza del libro, in quanto è il paladino della Regina Rossa durante la battaglia contro l’esercito della Regina Bianca. Anche il Cavaliere Bianco, anch’egli un personaggio di grande importanza nel libro, non appare nel film.

Il film di Tim Burton

Non può essere fatto un vero paragone fra l’opera di Burton e il libro di Carroll, poiché va considerato come un sequel, ma possiamo analizzarne i significati.

I personaggi principali conservano pressoché tutte le caratteristiche d’origine. Ognuno di loro rappresenta, nel libro di Carroll, un personaggio realmente esistito, o quanto meno, una figura sociale, o la trasposizione di una filastrocca ottocentesca.

Il cappellaio matto ne è un esempio, dato che, a causa del mercurio, usato nella lavorazione dei

Un’immagine dal film di Burton

cappelli, molti cappellai perdevano il senno, e la regina di cuori, o rossa se si tratta del libro “Alice attraverso lo specchio”, un chiarissimo riferimento alla regina Vittoria. Burton, dunque, ne mantiene le sembianze pur spostando il fine psicologico su un’altro piano. Il libro di Carroll, oltre ad essere un attacco alla società inglese dell’ottocento, è un inno all’infanzia.

Alice rappresenta tutto ciò che c’è di bello, e le si contrappone, nel suo viaggio, una cerchia di personaggi strani, come lo possono essere gli adulti nei confronti dei bambini (con caratteristiche ovviamente molto accentuate e caricatoriali nel romanzo) volubili, discriminanti, autoritari; e la richiesta, nei confronti di Alice, di non perdere quella spontaneità e innocenza tipiche dell’infanzia, e che la crescita non è necessariamente un fenomeno positivo.

Quindi, se definiamo il libro un viaggio di esaltazione all’infanzia, il film di Burton è un viaggio di crescita, che bisogna necessariamente affrontare. Alice, infatti nel film, la ritroviamo diciasettenne, ma ancora con lo spirito di una bambina curiosa, pronta a seguire il Bianconiglio. Nel suo viaggio non trova solo personaggi strani con la quale parlare, ma dei veri e propri pericoli da affrontare.

Infatti ha una missione da compiere: salvare Underland, il paese delle meraviglie. Alice accetterà di farlo ma ciò prevede anche un viaggio attraverso se stessa, affrontando il dolore (emotivo e fisico), scoprendo il significato dell’amore e imparando a crescere accettando i suoi doveri e responsabilità; il tutto narrato da Burton nel suo stile gotico, con uno sguardo malinconico verso un mondo privo di preoccupazioni, come quello dell’infanzia, ma con il rinnovato messaggio che crescere, in fondo, non è poi così brutto.

 

Articolo a cura di Giovanni Morese e Ilaria Orzo

 

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