Gli Aerosmith contro Donald Trump, atto secondo



Aerosmith vs Trump

La band di Steven Tyler e Joe Perry ha scritto una lettera di diffida all’industriale per impedirgli di utilizzare liberamente uno storico brano degli Aerosmith

Seppur indirettamente, gli Aerosmith si schierano politicamente per difendere le proprie creazioni e soprattutto i propri interessi.

Come cita il sito The hollywood Reporter, infatti, i rappresentati legali della band avrebbero inviato una lettera d’avvertimento a Donald Trump, candidato per il partito repubblicano alla corsa per la presidenza degli Stati Uniti, reo d’aver riprodotto senza autorizzazione il brano “Dream On” durante la sua recente campagna elettorale.

Il pezzo in questione, datato 1973 e contenuto nell’omonimo album, è una ballata struggente inserita al 172º posto tra le 500 canzoni rock più belle di sempre dalla rivista Rolling Stone. Ripubblicata nel 1976, occasione in cui ha raggiunto il 6º posto di Billboard, oltre a figurare nelle colonne sonore di film quali “Miracle”(2004) e “Argo”(2011), la canzone è stata anche campionata nel 2002 dal rapper Eminem nel brano “Sing For The Moment”.

Un brano tutt’altro che privato, insomma, il cui utilizzo improprio, però, ha scatenato l’ira di Steven Tyler e Joe Perry verso il recidivo Trump, già richiamato all’ordine dai rocker lo scorso agosto quando l’industriale aveva fatto ascoltare “Dream On”, sempre senza autorizzazione, durante un rally da lui organizzato in Alabama. Anche in quel caso era arrivato un richiamo, evidentemente caduto nel vuoto, finché le acque non si sono calmate prima di questo nuovo capitolo nella vicenda.

aerosmith
Steven tyler durante un recente concerto a Londra.

Al momento non sono note notizie di risposte da parte di Trump all’avvertimento legale, mentre è sempre più nitida la tendenza del candidato alla presidenza verso le gaffes: di recente anche Neil Young gli aveva scritto una lettera aperta per impedirgli di associarsi al significato di Keep On Rockin’ In A Free World.

Senza dubbio di politico in questa storia c’è ben poco e probabilmente è sufficiente pensare che Joe Perry si è sempre autoproclamato “old school Republican”, per intuire il vero motivo che ha scatenato la diatriba. In attesa di nuovi sviluppi, per ora siamo sicuri che nella testa di Trump continuerà a riecheggiare l’inciso del brano incriminato: “Dream On Dream On Dream On Dream until your dreams come true”, relativo all’utilizzo della canzone…forse.

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