Mario Draghi

Mario Draghi dice no alla flat tax. Sì a detrazioni e deduzioni per generare risparmi da impiegare per abbattere il cuneo fiscale e le tasse sul lavoro

Mario Draghi dice no alla flat tax, spegnendo così i sogni del centrodestra. La riforma del fisco immaginata dall’ex Presidente della BCE passerà invece per una semplificazione delle aliquote fiscali dell’IRPEF e una riduzione del cuneo fiscale, cioè le tasse sul lavoro. Una riforma di tipo progressivo, fa sapere Draghi. Per ottenere l’approvazione del centrodestra, durante le consultazioni, Draghi ha fatto sapere che non intende introdurre nessuna nuova tassa. Nemmeno occulta. L’idea è di intervenure su detrazioni e deduzioni per generare un risparmio da impiegare per abbattere il cuneo fiscale. Che poi è quello che hanno provato a fare numerosi Governi senza ottenere risultati apprezzabili.

Una riforma semplice, progressiva ed equa, con una revisione delle aliquote per eliminare gli scaloni. E quindi via detrazioni e deduzioni che in passato sono state elargite come mance elettorali o per saziare gli appetitti di questo o quell’amico. Del resto, le indicazioni dell’Europa e del FMI non hanno mai puntato nella direzione della flat tax. Secondo alcune valutazioni, le tax expenditures sottraggono attualmente circa 300 miliardi: ed è qui che Draghi intende risparmiare per ridurre le aliquote e il cuneo fiscale. Il programma di Draghi assomiglia molto a quello proposto dal PD, con un sistema alla tedesca con aliquote su misura, ma poi ha deciso di optare per una soluzione diversa. In altri termini, una riduzione più semplice delle aliquote per i redditi medio-bassi, esattamente come prevedeva la riforma pensata dal Ministro Gualtieri. Non è da escludere che Draghi faccia sua una vecchia proposta di Cottarelli: inglobare il bonus Renzi degli 80 euro in una riduzione delle aliquote.

Niente nuove tasse, a parte per la CO2

Draghi assicura che non intende introdurre nuove tasse e che intende ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori con un reddito inferiore ai 40mila euro annui. La strada maestra dovrebbe essere la rimodulazione degli oneri e degli incentivi per le assunzioni. Ma c’è un ma. L’Europa si appresta a varare il carbon border adjustment mechanism, un sistema che graverà sui prodotti importati da paesi extra-UE e che sono responsabili di elevate emissioni di CO2. Ciò dovrebbe garantire un gettito non indifferente, senza contare i fiumi di denaro dell’evasione fiscale.