Cappuccino
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E’ stata condannata in primo grado ad Asti, la donna che per un anno ha messo ansiolitici nel cappuccino della collega di ufficio

Asti- Allungava il cappuccino della collega con benzodiazepine: condannata.

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“Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C’è qualche cosa di diverso adesso in me…”, cantava Riccardo Del Turco sul palco del Festival di Sanremo nel 1969. E se la vicenda che stiamo per raccontarvi non avesse importanti risvolti penali, potremmo derubricarla come uno dei tanti floridi parallelismi tra arte e realtà.

E’ stata condannata per lesioni personali aggravate la donna, impiegata di un’agenzia assicurativa di Bra (nel cuneese) che per un anno ha “allungato” il cappuccino di una sua collega con un’alta quantità di benzodiazepine. Perchè lo ha fatto? La compagnia per la quale lavorava aveva messo in cantiere decisi tagli al personale, soprattutto per quanto riguarda gli incarichi doppi, e la paura di perdere il lavoro ha spinto quindi la donna ad “eliminare” con ogni mezzo la collega.

Come dicevamo, la prassi illegale è andata avanti per circa un anno: la donna condannata ogni mattina si recava al bar vicino all’agenzia per prendere caffè e cappuccini per tutti ma, prima di tornare in ufficio, inseriva nella ristorante bevanda riservata alla collega diverse gocce di ansiolitico.

L’ignara iniziava quindi ad avvertire un malessere generalizzato, tra sonnolenza e mancanza di riflessi, fino a quando ha iniziato a sospettare che la causa di questi suoi strani “sintomi” (che a casa sparivano) fosse proprio il suo amato cappuccino.

Così la stessa ne ha fatto analizzare un campione e quello che fino ad allora era stato semplicemente un sospetto ha assunto i contorni di un’amara realtà: la sua collega è stata quindi oggetto di indagine dei Carabinieri e oggi il tribunale di Asti pronuncia la sentenza di condanna nei suoi confronti.

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