Assemblea PD fra autocelebrazioni e mezze verità

L’assemblea PD si apre con un intervento del Segretario/Premier Renzi che cerca di dare una nuova impronta politica sia al suo partito che al suo governo. Le scelte dell’ex sindaco di Firenze, però, riescono a creare, in poche ore, nuovi, inquetanti, scenari

Sin dal lontano 1994, con la famosa “discesa in campo” dell’allora Cavaliere, la politica italiana si è distinta per il doppio ruolo dei propri protagonisti di decision maker ed entertainement.

Questa nuova, e alquanto strana, figura di “mak-ement” ha, sin dalla sua nascita, evidenziato un tratto assai particolare: quale quello di apparire “puro, giusto e senza macchia” per poi agire in maniera, se non del tutto opposta, differente rispetto a quanto dichiarato.

Il “mak-ement”  pur essendosi evoluto negli anni, cambiando le proprie abitutini nella comunicazione, è riuscito a farsi strada nella politica italiana fino ad invadere praticamente qualsiasi “gruppo di appartenenza”.

Assemblea PD fra autocelebrazioni e mezze verità
Matteo Renzi all’Assemblea Pd

Tutta questa situazione è riscontrabile dall’assemblea Pd odierna in cui il Segretario/Premier Matteo Renzi è intervenuto praticamente su tutti gli argomenti.

Con il doppio intento di ricucire i diversi strappi nel partito e tastare gli animi in vista di una nuova strategia politica, l’intervento di Renzi all’assemblea Pd ha messo in evidenza tre macro tematiche che, in sostanza, rivelano la “forza” e soprattutto la “debolezza” sia della maggioranza di governo che del partito di maggioranza relativa.

Ddl Cirinnà

Il tema sulle Unioni civili è stato centrale nella discussione (e anche successivamente) dopo le polemiche scaturite a seguito della “empasse” in Senato.

Con il celebre “supercanguro” il Pd(che non ha i numeri a Palazzo Madama anche per le diverse defezioni interne) sperava di risolvere la situazione in fretta e furia (come accaduto con la riforma costituzionale e l’Italicum), raggirando il confronto con i “dissidenti” cattolici.

Il mancato appoggio al provvedimento (dichiarato non del tutto regolare dai tecnici della Camera Alta e al vaglio dello stesso Presidente del Senato) ha messo in atto la nuova strategia del partito per evitare il tracollo (sia del ddl che dell’organizzazione).

Dapprima ha accusato il M5s di andare contro la Cirinnà (cosa tra l’altro non vera in quanto i “pentastellati” hanno ,nelle ultime ore, confermato l’appoggio al ddl) e successivamente, al fine di porre fine ad una situazione di stallo come quella attuale, ha preannunciato un possibile accordo di governo (con propabile cancellazione della stepchild adoption e, di conseguenza, accordo con il Ncd) con tanto di fiducia.

Ciò ha provocato tre ulteriori conseguenze:

  1. Una nuova spaccatura con la minoranza interna al partito che, però, in caso di fiducia dovrebbe risolversi immediatamente (come accaduto con le tante minacce passate)
  2. La divisione fra i sostenitori dell’originario ddl Cirinnà
  3. Una nuova, grande, pubblicità per il governo (e Renzi, naturalmente) che, nonostante lo stravolgimento dei veri obiettivi del provvedimento, potrebbe “vantarsi” di un ulteriore “successo” sia a livello legislativo che politico (grazie alla ritrovataa alleanza con Alfano&co.)

Gestione interna

In un passaggio strettamente legato al tema precedente, Renzi ha affermato: “A chi immagina su singoli provvedimenti di dire ‘o fate come voglio io o me ne vado’, la mia risposta è una, a quattro lettere: ciao. Non si può pensare di fare del Pd un partito nel quale si sta soltanto quando si condivide tutto. Si fa uno sforzo di mediazione, si ascoltano tutti, ma non è pensabile di minacciare gli altri, o fai così o me ne vado”.

L’esternazione del Segretario/Premier, in un contesto come l’assemblea Pd (distinta da sempre dalle contraddizioni interne), è di gran lunga particolare in quanto lo stesso Renzi ribadisce, ancora una volta, il tipo di “gestione” che intende portare avanti: O si fa come dico io o si viene messi in minoranza (in totale “isolamento” e con la sola possibilità di fuga dal partito).

Infatti, in tutte le “battaglie” portate avanti (vedi Jobs Act, Riforma del Senato ecc…), il Premier è riuscito sempre ad imporre il suo “volere” su quello degli altri componenti, usando spesso la questione di fiducia come “arma di ricatto” nei confronti delle altre correnti (che hanno puntalmente abboccato allo stesso).

Europa e questione internazionale

L’ultima macro tema è quello inerente la sfera internazionale; in questo ambito Renzi adotta una strategia particolare:

  1. Da un lato contesta le istituzioni europee cercando di accrescere il suo “appeal” elettorale (dato che il tema è molto diffuso negli ultimi anni)
  2. Dall’altro, data la pessima situazione in cui versa l’istituzione comunitaria, si affida totalmente alle “potenze guida” (leggi Francia e Germania) nella gestione delle situazioni critiche, venendo “zittito” dall’intero eurogruppo quando tenta il “colpo” facendo leva sul tema immigrati

Allo stesso filone si aggancia la questione Regeni (in cui, ahimè, difficilmente verrà trovata una soluzione a breve) dove, nonostante le doppie indagini in corso, sembra ci si aspetti una messa a sorpresa(ipotizzando, magari, la scoperta dei veri colpevoli e la consegna degli stessi all’Italia) del governo egiziano.