Assoluzione in appello per i medici accusati dell’omicidio di Stefano Cucchi

Assoluzione in appello per i medici accusati dell’omicidio di Stefano Cucchi. La terza corte d’Appello di Roma assolve i tre imputati perché il fatto non sussiste

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Assoluzione anche nel secondo processo di appello per i medici accusati dell’omicidio di Stefano Cucchi, la Corte d’Appello di Roma assolve i tre imputati perché il fatto non sussiste. La Corte ha lasciato cadere le accuse di concorso in omicidio colposo nell’ambito del procedimento contro i tre medici presenti all’Ospedale Sandro Pertini di Roma, che si occuparono di Cucchi durante i cinque giorni di ricovero al termine dei quali il 32enne romano morì.

Stefano Cucchi
Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, che da anni sostiene in coinvolgimento dei carabinieri e dei sanitari nella morte del fratello

Gli imputati sono: il primario Aldo Fierro e i sanitari Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Questa nuova assoluzione costituisce una delle tappe del controverso caso Cucchi, che arriva a seguito dell’annullamento della sentenza di assoluzione emessa dalla Corte di Cassazione lo scorso dicembre.

Per il primario Aldo Fierro erano stati chiesti inizialmente 4 anni di reclusione, tre anni e sei mesi per gli altri membri dello staff sanitario del Pertini coinvolti nel caso, ma nell’inchiesta bis sono stati indagati anche i cinque carabinieri che, secondo l’accusa, sarebbero colpevoli di lesioni personali, abuso di autorità e falsa testimonianza. Essi sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco, Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini.

Sempre nell’ambito dell’inchiesta bis è stata richiesta una nuova perizia medico-legale al fine di valutare le lesioni sul corpo di Stefano Cucchi e valutare se la loro gravità sia in qualche modo da collegare alla morte del giovane, avvenuta qualche giorno dopo.

Secondo le ipotesi della Procura di Roma, Stefano Cucchi sarebbe stato picchiato dai carabinieri a seguito del suo arresto, procedura che fu poi deliberatamente occultata dagli agenti coinvolti che ostacolarono poi la corretta ricostruzione dei fatti.

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