18 Gennaio 2022 - 12:58

Auguri Guardiola, “mago del calcio” che modifica spazio e tempo

Pep Guardiola compie 51 anni. La sua è una vita dedicata al calcio, tra successi, "tiki-taka" e "piramide". Un uomo che ha cambiato uno sport

Guardiola

Uno dei più forti centrocampisti di sempre, uno dei più grandi allenatori del calcio. Questo è Josep Guardiola, nato a Santpedor, nella regione Catalogna della Spagna, esattamente 51 anni fa. Guardiola condivide con il Barcellona il filo rosso della sua vita, ossia quel filo invisibile che secondo una credenza orientale lega ciascun uomo alla propria anima gemella. Nei blaugrana milita per 17 anni, suddivisi tra settore giovanile e prima squadra, per poi volare in Italia al Brescia nel 2001. Dopo una piccola parentesi alla Roma e il ritorno al Brescia, Guardiola gioca a Doha e in Messico prima di appendere gli scarpini al chiodo.

Terminata la carriera da calciatore, quel filo rosso sprona Guardiola e gli sussurra di tornare dalla sua amata. Così Pep inizia una nuova vita, quella da allenatore, partendo ancora una volta dal Barcellona. Chiaramente Guardiola parte dal settore giovanile ma i successi non tardano ad arrivare e così nel 2008 passa in prima squadra. Ed è qui che inizia una nuova era. Guardiola, infatti, in 4 stagioni al Barcellona vince 3 campionati spagnoli, 2 Coppe di Spagna, 3 Supercoppe di Spagna, 2 Champions League, 2 Supercoppe Uefa e 2 Coppe del Mondo per Club. Tutti questi trofei, 14 in 4 anni, sono il frutto di una vera e propria rivoluzione calcistica.

La rivoluzione di Guardiola – Il “tiki-taka”

Il nostro centravanti è lo spazio“. Il calcio di Guardiola ruota intorno a questa sua affermazione, che racchiude il concetto alla base della sua visione espresso in maniera limpida nelle stagioni alla guida del Barcellona. La rivoluzione di Guardiola sta proprio nell’utilizzo dello spazio, ma anche del tempo.

Il mago del tempo…

Il Barcellona di Pep ha in rosa calciatori dotati di grande tecnica ma con un fisico piccolo: Xavi, Iniesta, Messi, per citarne alcuni. Da qui l’idea geniale, ma anche elementare per certi versi, di utilizzare al massimo il potenziale tecnico dei suoi calciatori ricorrendo al dominio del possesso palla. Perché se hai il monopolio del gioco puoi attaccare quanto vuoi e allo stesso tempo ridurre le occasioni da goal degli avversari. Ed ecco, quindi, che si evince l’intervento di Guardiola sull’utilizzo del tempo: far girare le lancette dell’orologio mentre si crea una fitta rete di passaggi per poi colpire ed affondare l’avversario quando si è stancato di rincorrerti. Ma non è tutto, perché Guardiola non si limita ad avvalersi dello scorrere il tempo bensì lo modifica a proprio piacimento. Guardiola il tempo lo espande con il possesso palla e lo velocizza improvvisamente con le verticalizzazioni.

… e dello spazio

Le magie che Guardiola compie con il tempo viaggiano di pari passo con quelle che esegue sullo spazio. Infatti uno dei pilastri del calcio dei Blaugrana nell’era del tecnico Catalano è il tiki-taka, ossia uno stile di gioco che prevede il ricorso a quei numerosi passaggi ravvicinati, citati pocanzi, per imporre il dominio della gara (quindi dominio di tempi e spazi). Il completamento del tiki-taka è il ricorso al cosiddetto falso nueve, ovvero un giocatore bravo nella rifinitura che sfrutta tutti gli spazi del fronte offensivo e favorisce anche l’inserimento delle ali e delle mezzali. In questo modo, inoltre, giocando senza una prima punta, si privano gli avversari di ogni riferimento.

Adattare il proprio calcio ad un nuovo mondo – La “piramide”

L’esperienza sulla panchina del Barcellona termina quando Guardiola decide di firmare con il Bayern Monaco. L’allenatore catalano si trasferisce in Germania e porta con sè la sua visione del calcio. Fin da subito, però, comprende che quel modello necessita di alcuni accorgimenti per poter funzionare anche nel campionato tedesco. Lui stesso ammetterà: “ho avuto tantissime difficoltà ad adattarmi. Al Barcellona non facevamo mai cross, non potevamo pensare che Messi facesse gol di testa. Sono arrivato in Germania con Ribery, Robben, Lewandowski e Muller e dovevo crossare per forza. Ho mantenuto soltanto alcuni principi di gioco“. Guardiola trova la quadra e riesce a vincere 3 campionati tedeschi, 2 coppe di Germania, una Supercoppa Uefa e una Coppa del Mondo per Club.

Dopo tre stagioni con i bavaresi, Guardiola cambia panchina ed anche paese trasferendosi in Inghilterra al Manchester City. Ancora una volta, dunque, lo spagnolo si ritrova a dover adattare il suo modello di gioco ad una nuova realtà. Sebbene sia difficile, l’impresa non è impossibile perché la forza del calcio di Guardiola sta nella valenza universale delle sue fondamenta. Il primo anno ha un epilogo molto severo e per la prima volta in carriera Guardiola conclude una stagione senza vincere alcun titolo. Questo, però, è solo il prezzo da pagare affinché l’adattamento sia compiuto e i successi inizino ad arrivare. Nelle quattro stagioni seguenti, infatti, Guardiola conquista 3 campionati inglesi, 4 Coppe di lega inglese, una FA Cup e 2 Community Shield. Ancora una volta la rivoluzione è compiuta.

Il Manchester City diventa una macchina perfetta in cui ogni ingranaggio si muove nei tempi e negli spazi giusti (concetti di base che tornano ancora una volta). Guardando il City dell’ultimo anno, inoltre, è evidente l’ennesima innovazione di Guardiola. La sua squadra, infatti, arriva a giocare con un 2-3-5 andando così a costruire una sorte di piramide. I due centrali di difesa restano in posizione per far partire l’azione, i due terzini salgono sulla linea del centrocampo accanto al play, le due mezzali avanzano e si affiancano alla punta (o al falso nueve) ed infine le due ali si allargano ancora di più. Questo permette a Guardiola di attaccare e difendere con moltissimi uomini.

La carriera da allenatore di Guardiola, insomma, dimostra che genio, inventiva, umiltà nel prendere ispirazione dai proprio maestri, sono le caratteristiche vincenti di un professionista che non poteva scegliere lavoro migliore. Ed il bello è che oggi Guardiola compie 51 anni, il che vuol dire che di tempo per stupire ce n’è ancora. Auguri Pep, mago del tempo e dello spazio.