“Barca nostra”: il barcone dei migranti esposto alla Biennale di Venezia



barca nostra
Foto dal sito della Biennale di Venezia sezione Arte

Barca nostra, il barcone su cui morirono 1100 migranti nel 2015, è esposto alla Biennale di Venezia come opera d’arte. La tragedia come simbolo sociale

Barca nostra sprofondò nel Mediterraneo il 18 aprile 2015, portando con se 1100 persone, tra cui il ragazzo trovato con la pagella cucita nel giaccone. Oggi il relitto è esposto alla Biennale di Venezia come opera d’arte.

La 58esima edizione dell’esposizione Internazionale d’Arte, intitolata May You Live In Interesting Times, si terrà dall’11 maggio al 24 novembre 2019. Il titolo di quest’anno è un’espressione della lingua inglese che evoca periodi di incertezza, crisi e disordini e più che mai affronta tematiche contemporanee di rilievo. Il barcone rovinato dal tempo, diventa un modo per riflettere sullo strazio delle morti incontrate alla ricerca della salvezza. Esso diventa simbolo culturale ma anche oggetto di memoria. Il titolo dell’opera di Christoph Büchel richiama, dunque, una realtà collettiva.

L’imbarcazione fu progettata per trasportare solo 15 persone. Solo 28 delle 1100 persone salite a bordo, ammassate persino nelle sale motore, riuscirono a salvarsi. L’incidente avvenne a causa dello scontro con il mercantile portoghese che veniva in soccorso dei passeggeri.

La barca fu recuperata dal fondo del mare l’anno successivo, da 370 metri di profondità. Nel 2017 si pensò di trasformarla in un cimitero della memoria, ma questo ed altri progetti furono bocciati. Oggi, invece, il relitto diventa emblema di una condizione sociale gravemente diffusa.

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