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L’EBA (European Battery Alliance) prende forma: 12 Stati Membri investiranno 2,9 miliardi di euro, più 9 miliardi sbloccabili da investitori privati, per creare e sostenere una catena del valore delle batterie per auto elettriche tutta “made in EU”

Prende forma l’EBA, l’European Battery Alliance, l’alleanza voluta dalla Commissione Europea per la produzione di batterie per veicoli elettrici. In questi giorni, la Commissione ha dato il via libera a un progetto IPCEI sulle batterie che vede partecipare 12 Stati Membri, Italia inclusa. Gli aderenti stanzieranno 2,9 miliardi nel progetto e si prevede che questo possa permettere ai privati del settore di partecipare con altri 9 miliardi di euro.

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Per quelle immense sfide innovative per l’economia Europea, i rischi sono troppo grandi per un singolo Stato Membro o per una singola impresa. Quindi, è ragionevole che i Governi europei collaborino per supportare l’industria nello sviluppo di batterie innovative e sostenibili” afferma Margrethe Vestager, Commissaria Europea per la Concorrenza. La quale precisa: “Un sostegno decisivo comporta responsabilità: il settore pubblico deve beneficiare dell’investimento, ecco perché le imprese che beneficieranno degli aiuti devono generare ricadute positive su tutta la UE“.

Nella UE gli aiuti di Stato sono proibiti, ecco perché esistono gli IPCEI. Al centro di questo progetto c’è la catena del valore delle batterie. In altri termini, dall’estrazione delle materie prime alla loro lavorazione, dalla progettazione delle batterie alla loro realizzazione, fino al loro smaltimento e al riciclo. Un progetto che ha come cardine la sostenibilità ambientale.

Batterie made in EU per un duplice obiettivo

Se l’Europa ha deciso di investire in un progetto simile è perché ha due buone ragioni per farlo. La prima è che il Vecchio Continente deve ritagliarsi uno spazio vitale nel mercato emergente delle batterie per veicoli elettrici. L’Europa non può permettersi di lasciare carta bianca ai paesi asiatici, Cina in primis, che al momento dominano incontrastati. La seconda è che bisogna sostenere fattivamente – leggasi “con moneta sonante” – le industrie europee nel processo di transizione energetica. Non dimentichiamo che con il Green Deal la UE punta a decarbonizzare il continente entro il 2050.

Non a caso: “Realizzando in Europa una catena del valore completa, decarbonizzata e digitale possiamo dare all’industria un vantaggio competitivo” afferma Thierry Breton, Commissario per il Mercato Interno. Insomma, in Europa hanno le idee chiare in materia. Secondo Breton, investire nelle batterie made in EU, potremo divenire meno dipendenti dai mercati esteri, creare più opportunità di lavoro. In altre parole, “saremo più resilienti“.

Il ruolo dell’Italia

Il nostro paese è uno dei 12 impegnati nel progetto. Ed è uno di quelli principali, con 12 imprese e 2 centri di ricerca impegnati nell’impresadi dare all’Europa le sue batterie. Endurance, Enel X, Engitec, FCA Italy, Fiamm, Fluorsid Alkeemia, FPT Industrial, Green Energy Storage, Italmatch Chemicals, Manz Italia, Midac, Solvay. Alle quali si aggiungono l’ENEA e la Fondazione Bruno Kessler. Questi sono i player nazionali secondo un comunicato del MISE.

Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, l’Italia investirà 600 milioni in aiuti di Stato (autorizzati mediante IPCEI), che produrranno un investimento complessivo di oltre un miliardo. Sommando gli aiuti di Stato, si arriva a 2,9 miliardi di euro complessivi, che salgono 9 se si sommano i possibili investimenti privati.

Gli IPCEI sono “progetti europei di interesse prioritario”, uno strumento ideato per superare lo scoglio degli aiuti di stato senza distorcere la libera concorrenza tra paesi UE. Sulla stessa onda sostenibile sicolloca l’IPCEI sull’idrogeno verde.

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