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È stata ufficialmente aperta la petizione per escludere il betting exchange dalla tassa “salva sport”, istituita con l’approvazione del Decreto Rilancio

Sulla piattaforma change.org è dunque possibile sostenere l’iniziativa, lanciata dal Comitato Betting Exchange e promossa dagli operatori del settore, che con questa tassa si sono visti costretti ad adottare misure drastiche, anche per gli stessi giocatori. Dal 18 gennaio 2021 infatti Betfair ha dovuto sospendere la possibilità di piazzare scommesse sul betting exchange agli utenti ad alto stake o alta operatività, in quanto la tassa dello 0,5% sarebbe insostenibile per lo stesso concessionario. Ricordiamo che Betfair è uno dei principali bookmaker del settore, ma ne esistono molti altri: i migliori siti di betting exchange si possono consultare in una lista su sitiscommesse.com. Per il momento gli altri concessionari non hanno adottato iniziative simili, ma considerate le enormi perdite cui andrebbero incontro c’è da attendersi che Betfair non sarà l’unico a sospendere la possibilità di scommettere sul betting exchange.

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Perchè la tassa “salva sport” non dovrebbe includere il betting exchange

La petizione, lanciata il 19 gennaio scorso, ha raccolto in sole 14 ore la metà delle firme necessarie. Gli operatori del settore precisano di non volersi sottrarre dal contributo istituito per salvare il mondo dello sport, fortemente danneggiato dalla pandemia. Includere tuttavia il betting exchange tra le operazioni tassabili appare una follia, in quanto significherebbero andare incontro a perdite di fatturato insostenibili. È vero che dal canto loro, i concessionari come Betfair potrebbero alzare la commissione sulle vincite degli utenti dello 0,5%, ma è altrettanto vero che ciò porterebbe moltissimi utenti ad emigrare su siti esteri, privi di concessione governativa. Chi sarebbe disposto, d’altronde, a piazzare una scommessa al buio, senza sapere a priori l’ammontare della tassa dovuta? È dunque evidente che non esistono soluzioni reali e che la tassa salva sport applicata al betting exchange diventa insostenibile, sia per gli operatori del settore che per gli scommettitori ma anche per lo stesso Stato, che rischia un calo drastico delle entrate erariali.

Betting exchange: come funziona e perché è diverso dalle altre forme di trading

Il betting exchange si distingue dalle altre forme di trading ed è proprio per questo motivo che è stata lanciata la petizione. Se infatti per l’altro ventaglio di operazioni il tutto può essere sostenibile, per il betting exchange nello specifico la tassa risulta inapplicabile perché esageratamente svantaggiosa, per tutti.

Questa modalità di scommessa di distingue dalle altre per via di una peculiarità: gli utenti possono acquistare o vendere le quote, facendo quindi trading, mentre un evento è in corso. In tal modo gli scommettitori hanno la possibilità di ridurre eventuali perdite ed essere sicuri di quanto stanno incassando in tempo reale.

Il betting exchange viene chiamato anche “punta e banca” ed è piuttosto diffuso tra i giocatori. La prima piattaforma a lanciare questa modalità di scommessa è stata Betfair, ma oggi sono diversi i bookmaker che offrono la possibilità di fare trading in tal modo.

Perché Betfair ha sospeso l’operatività di alcuni utenti

Come abbiamo accennato, Betfair ha scelto di sospendere l’operatività di alcuni scommettitori sul betting exchange e in particolare di quelli ad alto stake. Non tutti sono dunque stati privati della possibilità di piazzare puntate, ma solo coloro che risultavano maggiormente operativi nel settore. Questa decisione è stata presa in seguito all’udienza di dicembre 2020, nel corso della quale il Tar del Lazio ha sentenziato che la tassa “salva sport” deve essere pagata sul giocato dai concessionari, che possono a loro volta metterla in conto agli scommettitori.

Il vero problema è che non cambia nulla se a sostenere la spesa sia il bookmaker o l’utente, perché quest’ultimo non avrebbe nessun motivo di continuare ad operare sul betting exchange qualora dovesse pagare la tassa. Le perdite sarebbero infatti assicurate. Betfair ha dunque deciso di sostenere tale spesa, ma si è visto costretto a bloccare l’operatività di alcuni scommettitori per evitare di andare incontro ad una perdita eccessiva.

In attesa della seconda udienza del Tar, la raccolta firme

La raccolta firme è dunque stata lanciata per tutte le motivazioni che abbiamo esposto sopra, a tutela degli operatori del settore ma anche degli stessi utenti. I risultati che produrrà sono ancora dubbi, ma c’è da dire che ad aprile 2021 è prevista una seconda udienza del Tar del Lazio, nel corso della quale si discuterà sulla possibilità dell’esclusione del betting exchange dalla tassa “salva sport”. È ancora tutto da stabilire dunque, ma se il Tar dovesse respingere la richiesta fino a dicembre 2021 la situazione potrebbe rimanere invariata.

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