Bill Viola, ex-stasis del cinema e nuova esperienza



bill viola

Nel secondo appuntamento dedicato all’artista Bill Viola, analizziamo l’opera video-artistica Emergence; ispirata a Manolino da Panicale, è dislocazione di arte e cinema 

Di fronte all’arte elettronica, meglio conosciuta come videoarte, si rimane spesso disorientati in quanto percepita come cervellotica, fuori da ogni schema e lontana dai punti di riferimenti culturali a cui si è abituati. Innovativa, rivoluzionaria e all’avanguardia, la videoarte è anche cinema, è anche arte, è soprattutto il cinema e l’arte come esperienza. Bill Viola (prima parte QUI) è uno degli artisti maggiormente conosciuti, abile nel coniugare il patrimonio artistico con la grammatica evocativa dell’immagine elettronica.

Videoarte è la metafora sintetica di un cambiamento epocale nel campo della percezione artistica, ma anche sensoriale e intellettiva. Duttile, malleabile, dialettica, fuggevole, rumorosa e silenziosa, materiale e virtuale, dura e criptica: nell’arte elettronica il mezzo diventa espressione, dal mezzo si compie il percorso per tornare di nuovo al mezzo con cui denunciare, ribaltare, mostrare, trasformare, creare, rivivere e assorbire.

I nuovi mezzi di comunicazione, come il televisore e il computer, diventano nuovi paradigmi attraverso i quali parlare di arte all’interno di un discorso di continui scambi e “prestiti”, portando alla dislocazione e riformulazione, e quindi con una nuova funzione, del quadro e del cinema, della pittura e del suono, dell’arte così com’è tradizionalmente intesa che diventa materia su cui scrivere nuovi sistemi conoscitivi: la performance e l’esperienza. Poi la proiezione, il cinema che si esprime diramandosi nelle installazioni, come un insieme di tappe che raccontano un’Aristotelica sostanza dell’immagine tempo e azione, rappresentazione e pensiero.

bill viola

Bill Viola, nella sua ricca performance artistica, ha colto i contenuti dell’arte, del cinema e della videoarte, sommandoli gradualmente fino a creare un dialogo continuo tra tradizione e innovazione, ieraticità e distensione, tra quadro e proiezione.

Emergence, opera del 2002, è la dichiarata ispirazione al Cristo in Pietà di Manolino da Panicale, databile al 1424 e conservato nel Museo della collegiata di Sant’Andrea di Empoli. Bill Viola riprende la scena centrale ed alcune componenti pittoriche, per ottenere una speculare idea di Resurrezione che prende vita dal quadro diventando cinema; elettronico, in quanto segmentazione dell’immagine filmica. Nella “trasposizione” video il contenuto dell’opera di Manolino, che è appunto la Redenzione, anche le immagini si elevano e si purificano nell’acqua, simbolo di rinnovamento e anche elemento naturale che “incarna” il movimento continuo e dirompente dell’immagine elettronica.

Bill Viola rientra nel discorso sul cinema, ed Emergence rappresenta uno dei momenti più intensi e comunicativi all’interno di una sofistica commistione di linguaggi che, intrecciandosi, portano a nuove fasi della conoscenza. Dall’arte tradizionale Viola preleva la costruzione prospettica, dal cinema invece estrapola la temporalità come quarta dimensione: l’opera di Manolino è così un ciclico movimento temporale ma rallentato, mostrando la composizione interna del tempo in quanto prerogativa della settima arte.

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Nel movimento rallentato c’è il passaggio dalla codificazione classica all’espansione dell’immagine temporale, superando anche il cinema stesso partendo dalla sua specificità: il tempo così porta alla percezione di nuove sfumature, di nuovi gradi della conoscenza. Dalla frammentazione dell’immagine video avviene l’ex-stasis del cinema e la nuova esperienza. 

Il cinema esce da se stesso, perché in quanto linguaggio si sposta dal “luogo” convenzionale per diventare autonomo rispetto alla sua funzione deputata. Non siamo più di fronte alla proiezione di un film in sala, ma siamo immersi nel cinema che si fa performance, esperienza tangibile e sensoriale.

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Emergence quindi, è un’opera video-artistica in quanto, ispirandosi all’opera di Manolino da Panicale, si tramuta in una ciclica visione del tempo artistico come distensione e frammentazione, che non si esaurisce in una sola proiezione, ma si esprime nella continuità inafferrabile, tipica dell’immagine elettronica (Paik è tra i primi a mostrare tale struttura interna dell’immagine elettronica).

In definitiva, non solo la destrutturazione del tempo, ma Bill Viola attraverso la serie dei quadri in movimento (come anche The Greeting – 1995), porta alla consapevolezza di un colore che muta in relazione alla tensione dinamica dei corpi. La proiezione video, infine, racchiude il cinema all’interno di un museo, trasformandolo in arte esposta: plasticità e tridimensionalità trasformano il cinema in scultura, sintesi di una monumentale memoria di un lavoro di levigatura e rappresentazione della realtà.

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