proteste in cile
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In Cile è tappa storica per la politica del paese sudamericano. Con uno schiacciante 77% di consensi passa la riforma della Costituzione. Si tratta di una svolta epocale che dice addio all’eredità di Pinochet

Il Cile si appresta a cambiare radicalmente l’assetto politico di una storia nazionale lunga e radicata. Con una rivoluzionaria maggioranza, oltre il 77% dei consensi, i cileni fanno passare la riforma della Costituzione.

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Si tratta di un’inversione di rotta ben orientata che arriva ad un anno di distanza dalle rivolte popolari di ottobre 2019. I cittadini del paese sudamericano hanno votato a favore della democrazia, queste le primissime reazioni a caldo del presidente Sebastián Pinera.

Il Cile quindi dice addio all’era di Pinochet e lo fa grazie ad un referendum il cui esito è il risultato di un paese che cambia. Lo scorso ottobre infatti, i cileni si erano battuti scendendo in piazza, per opporsi alle massicce disuguaglianze sociali.

In larga maggioranza i cileni accettano una riforma in favore di una nuova Costituzione. A seggi chiusi, i voti che sanciscono la vittoria avrebbero addirittura raggiunto quota 78,28%. Un consenso che è un plebiscito se si considera l’affluenza alle urne (attorno al 50%). 

Il Cile dice addio alla dittatura di Pinochet e accoglie la democrazia, un cambiamento a furore di popolo che si libera di una storia oscura e macabra. Il dittatore infatti, governò il suo paese dall’11 settembre 1973 all’11 marzo 1990, rendendosi responsabile di crimini contro l’umanità.

Secondo l’autorità elettorale del Cile, il traguardo raggiunto oggi dai cittadini cileni, rappresenta un orgoglio per l’intera nazione che rompe in via definitiva col passato. Il cambiamento era già nell’aria, quando nel corso delle rivolte di ottobre, il popolo aveva dimostrato dissenso nei confronti di corruzione, oppressione e disuguaglianze sociali.

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