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Il Governo riforma collegi elettorali e le Camere approvano. Ora si può tornare al voto col Rosatellum in caso di scioglimento delle Camere

Il Rosatellum non è più un impedimento. Con la modifica dei collegi elettorali, l’Italia può tornare al voto. Il Consiglio dei Ministri di ieri sera, oltre ad approvare il Decreto Legge per le restrizioni natalizie ha approvato anche le modifiche dei collegi elettorali. Lo scioglimento delle Camere e il ritorno alle urne, nel caso dovesse cadere il Governo, è dunque ora più che fattibile.

Con la vittoria del al referendum per il taglio dei parlamentari, il numero degli eletti è sceso a 600, rendendo così necessario ridisegnare i collegi elettorali, pena l’inutilizzabilità della legge elettorale vigente. Pertanto, il Parlamento ha delegato il Governo ad emanare un Decreto Legislativo che modificasse i collegi. La commissione tecnica presieduta da Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’ISTAT, ha elaborato la nuova mappa politica dell’Italia, in modo da garantire la massima neutralità. Il decreto legislativo è stato approvato dal Governo e poi è passato alle Camere, dove le commissioni competenti hanno apportato alcune modifiche relative a tre collegi nel Lazio e alla tutela della minoranza slovena in Friuli.

Come sono i nuovi collegi

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, nulla più impedisce ai cittadini di tornare alle urne. I nuovi collegi elettorali si basano sulla legge attualmente in vigore, il Rosatellum ter. Il 36% dei seggi è assegnato con un sistema maggioritario, in collegi detti uninominali. Invece, il restante 64% è attribuito con un sistema proporzionale in collegi plurinominali. Al momento, resta vigente il sistema dei listini bloccati previsti per i collegi plurinominali, salvo future modifiche. Cambia il numero degli eletti: 367 eletti nei collegi plurinominali (245 deputati e 122 senatori) contro i 221 eletti nei maggioritari (147 deputati e 74 senatori). Saranno 8 i deputati eletti all’estero e 4 i senatori.

I nuovi collegi sono stati disegnati tenendo conto di una serie di criteri demografici e geografici, tantendo di favorire il più possinbile l’integrità delle unità amministrative quali comuni, provincie e città metropolitane. Le commissioni hanno tenuto conto anche delle minoranze linguistiche, della continuità dei territori e dell’accessibilità. Le commissioni hanno ritenuto opportuno suddividere le grandi aree metropolitane del paese (Milano, Torino, Roma, Napoli, Genova e Palermo) al loro interno, vista l’elevato tasso di popolazione. Addirittura Roma vede i propri quartieri raggruppari in ben 7 collegi uninominali più 3 proporzionali.