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In piena pandemia le strade della Colombia si riempiono di manifestanti: ma le proteste sono solo il risultato di tensioni già esistenti

Colombia in preda al caos, esplode il calderone di tensioni accumulate negli ultimi anni. Le strade del Paese occupate dai manifestanti sono il sintomo di un qualcosa molto più grande di una semplice protesta per una riforma fiscale non condivisa. Governo con una fiducia ai minimi storici, disuguaglianze, crollo del Pil dovuto al periodo pandemico, corruzione e narcotraffico stanno mettendo a dura prova il Paese. A tutto ciò si aggiunge l’ultimo tentativo di riforma fiscale che l’esecutivo ha cercato di approvare, ma le cose non sono andate come previsto.

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Riforma fiscale, l’arma a doppio taglio di Duque

“Quando il popolo scende in piazza durante una pandemia, vuol dire che il governo è più pericoloso del virus”. Questa la frase scritta su un cartello di un manifestante colombiano. Effettivamente perché in piena crisi sanitaria migliaia e migliaia di persone dovrebbero riversarsi nelle strade con il rischio di ammalarsi e di far ammalare i propri cari? Proviamo a capirlo.

Il progetto di riforma fiscale, noto come Legge di Solidarietà Sostenibile, punta ad ampliare la base di contribuenti, riducendo l’importo minimo a partire dal quale i cittadini devono pagare le tasse. L’iniziativa prevede che, dal prossimo anno, chi guadagna più di 2,4 milioni di pesos al mese (circa 663 dollari) debba infatti dichiarare l’imposta sul reddito. L’idea dunque è quella di attirare l’arrivo di capitali stranieri in Colombia facendo così del Paese un nuovo paradiso fiscale che accolga gli investimenti delle grandi aziende di tutto il mondo.

Il Governo centrale infatti con la preparazione del progetto di riforma ha cercato di approfittare della situazione di deficit in cui si trova il Paese spingendo l’acceleratore sulla caduta dei titoli colombiani in modo da favorire l’accreditamento di investimenti esteri per aumentare la produzione. Ma i costi di questa manovra superano i benefici.

La riforma fiscale infatti è a danno dei piccoli commercianti e dei ceti medi marcando ancora di più la distanza tra il governo conservatore e i settori dell’economia più colpiti dalla pandemia in quanto prevede anche l’estensione dell’IVA (19%) a luce, acqua, gas, pompe funebri, apparati elettronici ed altri beni oggi non gravati. Il progetto di riforma in tal senso è stato criticato anche dalla CEPAL, la commissione economica per l’America Latina, che ha invitato i governi della regione a puntare sull’ampliamento delle politiche di assistenza sociale per far fronte all’aumento di povertà, disoccupazione ed insicurezza alimentare causato dall’emergenza sanitaria.

El paro nacional“: proteste e repressione, il quadro della situazione

Il 15 aprile il Governo guidato dal liberale Iván Duque Márquez presenta il progetto di riforma fiscale che dovrà risollevare le sorti dell’economia colombiana dopo il deficit registrato a causa della pandemia. Sono proprio le decisioni in materia di economia espresse dall’esecutivo centrale a generare lo scontento della popolazione che non vede alcun vantaggio nel progetto di riforma. “Il Governo non vuole ascoltare né i cittadini né i partiti politici che si battono per ritirare la riforma che farà morire di fame milioni di colombiani”– ha dichiarato Francisco Maltés, presidente della Central Unitaria de Trabajadores (CUT).

Le tensioni sono scoppiate il 28 aprile e non si sono mai fermate, da quindici giorni infatti il Paese ha dichiarato lo sciopero nazionale occupando le strade delle principali città. per far fronte alle proteste però l’impopolare Duque ha schierato i militari dell’esercito. Ed è qui che la situazione si complica. Agenti di polizia e lo Squadrone Antisommossa Mobile (Esmad) hanno messo in atto una violenta repressione contro i manifestanti. Il Paese è così sprofondato nel caos più totale. Le immagini sul web mostrano autobus in fiamme, agenti di polizia che usano lacrimogeni e manganelli contro i manifestanti pacifici. A Cali, uno dei maggiori centri invaso dalle tensioni, si contano una decina di studenti scomparsi, portati via di peso dalle forze dell’ordine. L’ultimo bilancio conta circa 37 morti e oltre 800 feriti.

Alla violenza e i soprusi perpetuati dagli agenti si è contrapposto l’atteggiamento dei manifestanti, riunitisi per la maggior parte in sit-in pacifici e preghiere in ricordo delle vittime. “Non dovete rispondere per nessun motivo con la violenza agli agenti. Abbiamo il nostro corpo, loro hanno le armi. La vita prima di tutto!– questo il messaggio che i manifestanti inoltrano a chi vuole prendere parte allo sciopero nazionale.

Il 2 maggio i disordini hanno comunque il Presidente a ritirare la riforma ma la situazione non è cambiata, continuano infatti le protese e nelle piazze studenti, lavoratori, medici, piccoli imprenditori e contadini continuano a manifestare al grido di “El paro no para”, lo sciopero non si ferma. Il monito contro la riforma fiscale diventa così protesta contro l’intero sistema di governo.

Covid, economia e Governo: l’attuale situazione in Colombia

La pandemia ha colpito duramente la Colombia interrompendo il periodo di crescita economica che il Paese stava vivendo. Nel 2019 infatti secondo le stime il Pil della Colombia aveva registrato un aumento del 3%, è stato l’unico paese dell’America Latina a raggiungere una crescita così elevata. Oggi invece, dopo un anno dall’avvento del Covid-19, la Colombia ha registrato un caduta del Pil pari al -6,8%, stime così basse non erano state raggiunte dal 1999. La pandemia ha segnato anche il crollo del mercato del lavoro, infatti secondo le ultime stime il Paese attualmente conta 4,1 di disoccupati.

La fallimentare strategia contro il virus

La Colombia è stata tra i paesi peggiori nella gestione della crisi sanitaria: sono stati circa 76mila i decessi legati al Covid-19. I cambi di strategia del Governo centrale hanno portato inoltre al collasso degli ospedali. Gli effetti della cattiva gestione della pandemia si sono visti su più fronti: quello economico con il già citato crollo del Pil, quello sanitario e in ultimo quello sociale per l’inasprimento delle disuguaglianze.

Un Paese ingiusto perché diseguale

Anche se negli anni passati il Pil pro capite della Colombia è stato in forte crescita il Paese si è comunque classificato tra i più diseguali. La distribuzione delle ricchezze infatti non avviene in maniera equa, anzi le ricchezze sono accumulate nelle mani di pochi. Difatti il coefficiente di Gini calcolato per la Colombia, secondo le ultime stime che risalgono al 2016, supera il 50%. All’indomani della pandemia, con l’aumento vertiginoso della povertà sia relativa che assoluta, possiamo dunque ipotizzare che la situazione di disuguaglianza sia solamente peggiorata.

Nonostante i vari tentativi di ammodernamento che si sono verificati negli anni la Colombia è sempre andata incontro ad uno sviluppo economico disomogeneo, ancora oggi c’è differenza tra le condizioni di vita delle aree urbane e quelle delle regioni rurali. Alle spinte di “ristrutturazione economica” che si sono susseguite nel tempo la popolazione ha risposto in modo diverso: da una parte c’è stato il rapido adeguamento dei ceti privilegiati mentre dall’altra parte si è assisiti ad un’agguerrita resistenza da parte dei ceti popolari.

Questa polarizzazione è tutt’ora ancora presente nel Paese, c’è da dire però che le immagini dello scorso 28 aprile ci restituiscono delle piazze più omogenee infatti a protestare non ci sono solo i giovani o i ceti più poveri ma soprattutto piccoli imprenditori, commercianti e contadini. Si allarga in qualche modo il grido di chi chiede un’effettivo cambiamento all’interno dell’apparato governativo e allo stesso tempo si complicano le cose per l’esecutivo che vede drasticamente diminuire i propri sostenitori. Messo così alle strette il Governo centrale si troverà quindi a dover scendere a compromessi con i rispettivi rappresentanti di coloro che sono in piazza a manifestare.

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