Coronavirus, Bassetti: “Il virus era un tzunami, ora è un’ondina”



coronavirus, new york
immagine da pixabay

L’infettivologo Matteo Bassetti esprime speranza sulla pandemia da coronavirus: “Il virus ha perso forza, fondamentale il distanziamento sociale”

Probabilmente il virus ha perso forza o ha già colpito i soggetti più deboli“. Queste le parole dell’infettivologo Matteo Bassetti direttore della clinica di malattie infettive presso l’ ospedale San Martino di Genova. Il medico, più volte interpellato anche in tv per la sua autorevolezza nel campo, in un’intervista rilasciata a Libero Quotidiano, parla del coronavirus con toni speranzosi. Stando ad i dati registrati ad oggi, il virus ha sicuramente rallentato la sua trasmissione e l’R0, indice di trasmissibilità, è al momento inferiore ad 1. Nei primi giorni della pandemia, riferisce Bassetti, il virus era “uno tzunami“, per la sua enorme contagiosità. Adesso è “diventato un’ ondina, trasformandosi in quella che in Liguria chiamiamo bulesemme, una brezza movimentata“.

Le possibili spiegazioni a questo fenomeno, riferisce sempre a Libero, possono essere fondamentalmente due, sebbene non ci siano ancora dati a suffragare tali ipotesi. Secondo molti esperti, il coronavirus potrebbe aver perso forza nel corso del tempo, come spesso accade per altri agenti virali già conosciuti. Un’altra ipotesi riguarda invece la selezione naturale secondo cui la malattia potrebbe aver già colpito i soggetti più deboli. Sebbene con le dovute cautele, quindi, è oggettivo il calo della curva epidemica ma anche il calo di pazienti ricoverati in terapia intensiva delle ultime settimane. E aggiunge a tal proposito: “A metà marzo molti contagiati rischiavano di morire già in ambulanza“.

Secondo Bassetti è stato salvifico innanzitutto il distanziamento sociale, che ha impedito una veloce ed esponenziale trasmissione del SARS-CoV-2. In aggiunte a questo fattore, anche l’utilizzo di diverse terapie farmacologiche che stanno portando risultati interessanti, sebbene ancora in fase sperimentale. Sarebbe opportuno, conclude, “utilizzare la fase 2 per studiare quali farmaci siano efficaci, facendo una specie di eliminatorie: ossia mettere a confronto due farmaci alla volta e verificare quale funzioni meglio“.

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