outdoor campania

Da Vietri sul mare a Erchie con il kayak per poi chiudere in bellezza su una tavola stile Outdoor dove nessuno è a dieta: se si bruciano mille calorie se ne recuperano duemila. Perché per gli Outdoorini pagaiare è direttamente proporzionale al gozzovigliare. Più si pagaia, più si fa festa

La vita in comune passa per forza dal pasto in comune. E un pasto in compagnia non è mai parco, frugale, modesto, perché ha sempre a che fare con il Piacere e le sue declinazioni, che vanno dal cibo nel piatto a quello dello spirito.

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A noi Outdoorini, si sa, piace “fare banchetto”, dove per esso s’intende “il mangiare e bere lautamente per onorare una persona o festeggiare un avvenimento”. Oggi facciamo l’uno e l’altro, ricordandoci che per noi ogni uscita è un avvenimento da festeggiare.

L’uscita di questa “domenica bestiale” è breve ma intensa e il set della nostra giornata sarà il mare autunnale della costiera amalfitana.

Mese di ottobre e caldo di agosto, vento in poppa e sole in faccia, oggi Capitan Leo accompagna la sua ciurma festosa e un po’ discola da Vietri sul mare a Erchie, con bagno annesso in una piccola baia quasi tutta per noi che, sottratta all’orda barbarica dei turisti d’estate, si concede con la sua spiaggia silenziosa e il suo mare limpido.

Fare il bagno nel mare d’autunno è rilassante e rinvigorente, ma soprattutto è un’esperienza affatto scontata, in cui possiamo ammirare il foliage autunnale direttamente dal mare, che per noi non è mai fuori stagione.

Sarà anche una natura bizzarra questa del nostro tempo, ma noi intanto approfittiamo dei suoi capricci per godere di ciò che essa vuole darci.

E stiamo ancora una volta bene, non sentiamo alcun freddo e non siamo per niente stanchi, mentre sulla via del ritorno incalziamo la pagaia perché il grande incontro luculliano ci aspetta.

Lucullo, un personaggio che se fosse vissuto oggi sarebbe stato sicuramente amico degli Outdoorini e ci avrebbe raggiunto forse alla fine di ogni escursione, nel momento clou dei nostri match a tavola. Perché pur essendo lui un capace generale, non sono state le glorie militari a consacrare il suo nome  alla storia: lo furono invece i suoi banchetti.

E per gli Outdoorini, pur essendo valorosi trekkers capaci di andare ovunque e di scoprire la natura con ogni mezzo messo loro a disposizione (da Leo), non sono stati i dislivelli, le vette raggiunte e i km fatti ad aver consacrato questo nome sul web: lo sono stati i nostri incontri a tavola.

Perché alla nostra mensa abbondante è il cibo, abbondanti  le persone e abbondante ogni volta il benvenuto.

A mangiare insieme si diventa tutti ospiti allo stesso modo, che contemporaneamente danno e ricevono ospitalità. A tavola si crea una “relazione solidale”, si ripete un “rito antico” che unisce, un “fenomeno inclusivo” in cui ci si sente tutti amici e ogni ostilità si perde nella ospitalità.

Mangiare insieme significa non solo offrire quello che c’è sulla tavola e condividere il cibo, ma “accogliere l’altro nella propria conversazione”, scambiarsi risate o sorrisi, condividere emozioni senza filtro, offrirsi reciprocamente il proprio benessere.

Nessuno è straniero sulle nostre tavole. Il vino non fa male, i dolci non fanno ingrassare e non si butta via niente. Ma in fondo possiamo permetterci questo lusso, perché “noi siamo degli sportivi”!!!

Non è il piatto, ma è la “dimensione della festa” a essere la vera e piena soddisfazione del palato, perché questo viene appagato da un piacere non scontato e mai inflazionato, quello della compagnia.

La tavola degli Outdoorini, come epilogo dell’ennesima esperienza stravissuta e condivisa, non è mai simbolo di un’abbondanza grassa e oziosa, ma è un “simposio appagante e accogliente” che onora i doni che ognuno porta, mette a proprio agio e fa spazio a tutti. Senza ostentazione né spreco.

Il banchetto diventa il luogo della conversazione e del benessere. Noi i commensali prescelti di questo giorno.

Dove c’è un convivio c’è una comunità. La nostra è quella festosa e avventuriera di Outdoor.

La tavola è come una tela dipinta che ci insegna che “oggi” è una volta sola. L’immagine dipinta svanisce alla fine della giornata, ma il suo ricordo resta scolpito nella mente delle persone che erano sedute al nostro stesso tavolo. È qualcosa che i soldi non possono comprare, e che resta proprio in quanto svanisce. 
BANANA YOSHIMOTO

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Laurea in Filosofia con lode, Master universitario in Risorse Umane, Corso di specializzazione in Turismo Sociale e un libro di poesie inedite pubblicato nel 2005. Ma in fondo ciò che volevo fare “da grande” era il Cabaret. Innamorata della mia “divina” terra e dei poteri catartici della natura, mi destreggio nel quotidiano tra sports fuoriporta, danze popolari e laboratori di tipicità nostrane rigorosamente hand made. Vagabonda per vocazione, nel cassetto di casa ho lasciato come sogno un romanzo a 4 mani. E tra un’esperienza e l’altra di questo veloce evolversi del nostro tempo, dal primo giorno del 2015 sono sbarcata in ZON.. new writers generation piena di fermento, di talento e di entusiasmo.