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73.000 imprese hanno dichiarato di non essere in attività, di cui 17.000 non prevedono di riaprire. Le attività sportive e di intrattenimento presentano la più alta incidenza di chiusura, seguite da alberghiero e servizi ricettivi

Secondo i dati diffusi dall’ISTAT e riportati da Ansa, il 68,9% delle imprese italiane è in piena attività nonostante l’emergenza dovuta al Covid-19. Il 23,9% è parzialmente aperta, svolgendo la propria attività con tutta una serie di limitazioni dettate dai DPCM, mentre il 7,2% è chiusa. È quanto emerge da un rapporto ISTAT redatto intervistando oltre un milione di imprese.

Circa 73.000 imprese hanno dichiarato di essere chiuse al momento, di cui 17.000 hanno fatto sapere che non riapriranno i battenti. Delle imprese intervistate, 4 su 5 sono microimprese del settore servizi non commerciali, di cui più della metà si concentra al Nord.

Le attività sportive e e di intrattenimento sono quelle con più alta incidenza di chiusura, a causa di divieti e limitazioni molto stringenti. Seguono il settore alberghiero e i servizi ricettivi. Anche nel settore della ristorazione si rileva una quota importante di attività momentaneamente chiuse: 30.000 attività di cui 5.000 che non prevedono di riaprire.

Infine, viene rilevato che tra le imprese attualmente chiuse, quelle a maggior rischio di chiusura definitiva si concentrano al Sud. Il 31,9% delle imprese attualmente chiuse al Sud (pari a 6.000 unità) non prevede di riaprire, contro una media nazionale del 24%.

Si tratta di dati molto preoccupanti, considerato che una terza ondata viene data ormai per certa e che non se ne possono escludere altre, al momento. Non a caso il Governo sta valutando proprio in queste ore se imporre nuove e più drastiche restrizioni o dar un leggero respiro all’economia.