Trump
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Oggi il Collegio nominerà Joe Biden 46esimo presidente degli Usa. A partita finita, Trump racconta la storia di una democrazia mancata

A partita ormai finita, Trump non ci sta e continua la sua folle corsa verso la Casa Bianca. Non sono bastati i ricorsi falliti, la porta del Congresso chiusa all’idea di invalidare milioni di voti legittimi. Trump non si ferma e la storia che oggi racconta è la storia più che mai contemporanea di una democrazia non solo mancata, ma calpestata.

Porte chiuse alla Corte Suprema

Per poter riuscire nel suo folle intento, cioè invalidare la vittoria del democratico Biden, Trump dovrebbe convincere qualche Stato, giudice o addirittura la Corte Suprema a invalidare milioni di voti legittimi. Non solo, i voti ipoteticamente invalidati riguarderebbero in gran parte la comunità afroamericana, particolarmente attiva alle urne in alcuni dei più grandi Stati americani. Non tutto va però come ci si aspetta e molto spesso le aspettative non corrispondono alla realtà. Con ben tre giudici repubblicani, scelti personalmente dall’ex presidente, Trump avrebbe scommesso il tutto e per tutto sul supporto della Corte Suprema, il risveglio è stato però, traumatico.

Dopo la disfatta in Corte Suprema non resta che attendere l’ufficializzazione da parte del Collegio Elettorale. Nell’attesa però, Trump non resta in silenzio e nella giornata di ieri insiste su Twitter, ripetendo di “aver vinto in modo schiacciante” e che la decisione della Corte Suprema sarebbe errata: “Questo è un terribile terribile di giustizia mancata. Gli elettori americani sono stati imbrogliati, gettando il Paese in disgrazia.”
Lo stesso giorno, Trump ha più volte promosso il “Stop the Steal“, slogan ormai emblema dei sostenitori della destra americana, riunitisi a Freedom Plaza, Washington, insieme ai Proud Boys, gruppo estremista.

Democrazia mancata

Nella giornata di ieri, il capogruppo di maggioranza della Louisiana, Steve Scalise, ha dichiarato su Fox News Sunday: “Se si vuole recuperare la fiducia di milioni di persone deluse, frustrate e arrabbiate per quanto successo, è normale che si debba distruggere l’intero sistema che ha preso parte a tutto questo.”

A dover essere recuperata però, non sembra essere la fiducia degli elettori, quanto la democrazia calpestata in tutta questa degradante pagina politica. Il quadro generale di queste elezioni, infatti, hanno messo in luce non tanto l’inconsistenza politica del tycoon americano, già altamente comprovata durante il suo mandato, quanto la mancanza di un’alternativa. La differenza tra liberali e conservatori non è più una questione di principi, ma di democrazia. Attualmente ciò che i repubblicani affermano è che non tutti i voti contano o che comunque non tutti i voti dovrebbero contare. La folle battaglia di Trump è il tentativo di sopprime e cancellare su larga scala, i voti di milioni di elettori.

La “non presidenza” paga

Sorpresa sorpresa, la “non presidenza paga e il tycoon americano lo sa bene. Stando al New York Times, le donazioni ricevute dai supporters di Trump per sostenere la campagna invalidante, avrebbero raggiunto gli oltre 200 milioni di dollari.: “La campagna sostenuta da Trump ha continuato a sollecitare per nuove donazioni, in modo da mettere in discussione la legittimità di Joseph R. Biden Jr, ma ciò che sappiamo è che al momento, il 75% delle donazioni è destinato al nuovo comitato di azione politica, formato da Trump a metà novembre. Il restante 25%, invece, sarebbe destinato al comitato nazionale repubblicano. Ciò significa che, per poter effettivamente destinare fondi alla causa ‘formale’ perseguita da Trump, i suoi sostenitori dovrebbero donare più di 6,000 dollari.”

Trump ha scoperto che tentare di rubare la presidenza è molto più proficuo che ottenere la presidenza, una della più grandi truffe della storia. Che Trump fosse lontano dai principi della democrazia lo si sapeva e anche bene. Lo si sapeva quando nel 2016 dichiarò che non avrebbe accettato il risultato delle elezioni qualora non fosse stato lui a vincere, quanto lo si vedeva elogiare i dittatori del mondo e ridicolizzare gli alleati. Lo si sapeva anche quando ai gruppi di estrema destra strizzò l’occhio, piuttosto che condannarli.

Tentativo fallito

L’esempio di Trump è l’esempio americano, di una storia fatta di conquiste e deprivazioni, ma sempre celate da un velo sottilissimo di democrazia, fino a diventare baluardo di una cultura mai esistita. Il conservatore predica autoritarismo, ma chiamando a gran voce la democrazia, chiede potere senza averlo ottenuto legittimamente, non tenendo conto di quanti gli si oppongono. Ciò che Donald Trump sta cercando di realizzare è un vero e proprio colpo di Stato, o comunque lo si voglia chiamare, in ogni caso, qualunque sia l’appellativo scelto, questo è ciò che sta accadendo.