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L’avanzata del Covid in Italia ha portato Roberto Speranza a consolidare i parametri di rischio. Ma le Regioni si mettono ancora di traverso

Da sempre, si è discusso dell’effettiva autonomia delle Regioni sia per quanto riguarda i problemi interni che per le questioni che le riguardano da vicino. Un problema che si è riproposto negli anni e non si è ancora risolto. Anzi, giunti alla situazione attuale, con il Coronavirus che infuria peggio di una tempesta, si è riproposto in modo furioso e minaccia di scatenare un putiferio ancora maggiore. Il nuovo obiettivo si chiama Roberto Speranza, ministro della Salute.

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Quest’ultimo ha commesso il “grave errore” di mettersi nuovamente di traverso alle istituzioni regionali. Infatti, l’avanzata del Covid (com’era già pronosticato da tempo) ha indotto il ministro della Salute a consolidare i parametri di rischio già in vigore. Un gioco praticamente inevitabile, data l’importanza dei numeri che continuano a crescere in maniera vertiginosa. Infatti, senza di queste misure intraprese, è praticamente impossibile dominare e arrestare la curva. Il rischio, molto forte, è quello di ritrovarsi nella stessa e identica situazione di quest’estate, quando è stata concessa molta più libertà di manovra. Cosa che ha poi portato ad un’inevitabile lockdown che stiamo vivendo anche ora.

C’è una situazione seria che non può essere sottovalutata. Siamo di fronte a una circolazione significativa del virus, lo vediamo dal numero dei contagi e anche nel numero dei decessi. I segnali delle ultime giornate sul piano dell’Rt hanno indicato un primissimo elemento di controtendenza. Non basta, dobbiamo portare al più presto l’Rt sotto la soglia di 1.” ha dichiarato Speranza.

Insomma, la parola d’ordine (più che giusta) è “calma“. Parola che molte Regioni, però, ancora non comprendono.

Salute contro denaro

Uno degli scontri più vecchi del mondo si sta per ripetere anche su scala nazionale. Roberto Speranza è solamente il nuovo rappresentante di un parapiglia che nasconde radici molto più antiche. In questo caso, il ministro della Salute dovrà fare fronte ad un dibattito che include il vero veicolo, la forza motrice ormai di tutti i pensieri socio-politici del mondo: il denaro. Del resto, chi non vuol chiudere non si mette di traverso solamente per un proprio capriccio personale. Lo fa perché solitamente ha interessi economici dietro che, in caso proprio di chiusura, non verrebbero più perseguiti. Ciò porterebbe ad un indebolimento economico e automaticamente ad un ritorno elettorale molto minore rispetto a quello auspicato in precedenza.

Alla fine, è come un cane che si mangia la coda. Un circolo vizioso. A questo punto, rientra sempre a farsi più insistente che mai il discorso legato alla vera radice dell’uomo post-moderno, legato indissolubilmente al Capitale. Un Capitale che è tutto fuorché umano, che anzi disumanizza in qualche modo la figura personale stessa. E che, inevitabilmente, porta l’uomo a considerare il denaro come la vera e propria fonte di benessere sociale. Cosa assolutamente non veritiera, in quanto senza la salute, il denaro non vale praticamente nulla. Ecco perché Roberto Speranza ha il coltello dalla parte del manico non solo per gerarchia, ma anche per buonsenso.

Ed ecco perché avere quanti più indicatori possibili su un dato territorio aiuta a leggere l’epidemia e la sua evoluzione. La guerra Stato-Regioni, a questo punto, non ha davvero il minimo senso, anche perché si dovrebbe pensare a cooperare tutti insieme.

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