Giuseppe Conte crisi di governo
Dalla diretta di Conte in Senato

La crisi di Governo sembra giocarsi tutta sul nome di Conte, eppure Renzi potrebbe averla vinta su molti fronti all’interno della nuova squadra dell’esecutivo

La crisi di governo è ancora in alto mare e per adesso nessun porto sicuro è visibile all’orizzonte. Regna soltanto la totale incertezza su un esito che potrebbe regalare colpi di scena fino all’ultimo atto. Conte si o no: è questo il nodo politico, l’enigma ancora tutto da sciogliere e la soluzione sta chiusa nella testa di Renzi, che ha innescato il passo indietro dell’avvocato e ora rimanda la scelta della persone che guiderà il prossimo governo. Le trattative vanno avanti e la direzione più probabile, salvi improvvisi cambi di marcia, sembra essere ancora quella del Conte ter.

Le parole di Renzi e i compiti di Conte

Renzi scopre una carta alla volta e nelle ultime ore ha mandato segnali di apertura: “Come sempre proverò a stravincere, ma potrei anche accontentarmi di vincere”. Il promotore del nuovo rinascimento Saudita non si espone più di tanto. Riflessioni che gli ambasciatori del Pd hanno fatto arrivare a Palazzo Chigi, con annesse raccomandazioni dirette a Conte: “Ora che Matteo siederà al tavolo di Fico, toccherà a te Giuseppe non far saltare tutto con impuntature sul programma o sui ministri”. Il Presidente dovrà accettare il rischio di finire escluso dai partiti, che faranno asse perché Conte si rassegni a digerire (di nuovo) la formula dei due vicepremier, uno dei Cinque Stelle e l’altro del Partito democratico.

I cambiamenti voluti dal leader di Italia Viva

Per restare a palazzo Chigi, Conte dovrà pagare un prezzo. Quanto alto, dipenderà anche dai rischi che Renzi deciderà di assumersi. Goffredo Bettini ha dichiarato: “Conte ter, o elezioni tra maggio e giugno”, questa sembra essere la direzione della crisi di governo. Poiché però i parlamentari di Italia viva non vogliono precipitare nella botola del voto, i dem sono convinti che Renzi non romperà per un fatto personale, col rischio di spaccare i suoi gruppi e perdere pezzi”. Una cosa però il senatore l’ha messa in chiaro: Non pensate che abbia fatto tutto questo per lasciare Conte al suo posto e amici come prima”.

Renzi vuole “radicali cambiamenti” sulle colonne portanti dell’azione politica e sulle persone che dovranno interpretarla. Dentro Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato, fuori Alfonso Bonafede e, sogno a occhi aperti del senatore toscano, Roberto Gualtieri

L’ipotesi Cartabia che prende quota

Il Quirinale ha smentito contatti tra Mattarella e Mario Draghi dopo l’apertura della crisi di governo, eppure l’ombra di un premier indicato dal Colle incombe sulle trattative. Mentre rimbalzano i nomi di Carlo Cottarelli, Ignazio Visco e Luciana Lamorgese, salgono le quotazioni di Marta Cartabia. Se i partiti non troveranno l’accordo su Conte o su un altro premier politico, come lo stesso Fico, la presidente emerita della Consulta potrebbe guidare un esecutivo di alto profilo, con Draghi a gestire il Recovery da super-ministro del Tesoro.

Il conflitto chiave della crisi di Governo

L’elemento fondamentale da analizzare per provare a comprendere meglio questa crisi di governo è senza dubbio il conflitto interno dei pentastellati. I vari Morra, Di Battista e Lezzi hanno già fatto capire che non appoggerebbero mai un rientro di Italia Viva in maggioranza, figuriamoci la Boschi ministro. Il lavoro di Fico in queste ore è davvero delicato, tra la ricerca di una sintesi per uscire dal pantano e la voglia di non cedere di fronte ai propri ideali, la via d’uscita sembra non esistere. Le prossime ore saranno decisive per l’identità dei 5 stelle, per comprendere cosa davvero vale la pena di lasciar andare e quale cammino per il futuro intraprendere. A quanto pare, anche a costo di sacrificare un bel po’ di militanti ed elettori.