Roberto Fico
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Fico è attivista M5S della prima ora. Dalla Presidenza della Camera, ecco chi è il mediatore scelto da Mattarella per l’incarico esplorativo

Roberto Fico è un attivista 5 Stelle della prima ora. Considerato uno degli “ortodossi” ma anche pacato, che incarna l’anima di sinistra all’interno del M5S. Arrivato alla Presidenza della Camera nel 2018, è stato scelto da Mattarella per l‘incarico esplorativo che dovrà verificare l’esistenza della maggioranza. Nell’Aprile del 2018 fu proprio lui a riferire al Quirinale che i colloqui tra M5S e PD avevano dato esito positivo. E anche allora fu Matteo Renzi a mandare tutto all’aria, facendo nascere il Governo giallo-verde. Negli anni, Fico ha saputo costruirsi una reputazione di grande mediatore tra M5S e galassia della sinistra. Ed è stato scelto proprio per questo motivo.

Gli esordi

Fico nasce a Napoli nel 1974. Si laurea in Scienze della Comunicazione e nel 2005 fonda il Meetup di Napoli, uno dei primissimi, folgorato sulla via di Beppe Grillo. È così che conosce il fondatore del M5S, un giovanissimo Luigi Di Maio e molti altri che diverranno big. La sua carriera politica inizia tra 2010 e 2011, con le Regionali in Campania e le comunali di Napoli. Non va oltre l’1%. Poi è la volta del boom del 2013 che proiettò con forza il M5S in Parlamento: Fico divenne deputato e Presidente della Commissione di Vigilanza RAI. Rieletto alla Camera nel 2018, viene scelto per ricoprire la terza carica dello Stato: Presidente della Camera dei Deputati. Ma molte cose erano cambiate: Fico aveva mal digerito molte scelte di Di Maio (divenuto capo politico) e c’era stata una sfida per la leadership tra i due. Ma ormai tutto questo sembra preistoria.

In questi anni, Fico ha parlato poco, preferendo mantenere toni bassi, confacenti al suo ruolo istituzionale. I suoi interventi centellinati sono sempre stati scelti con cura: come quando, durante il Governo Conte 1, chiese lo sbarco delle navi Aquarius e Diciotti. I rapporti con la Lega non erano mai stati dei migliori, e da quel momento si ruppero definitivamente. Specialmente quando Fico affermò che il “2 Giugno è la Festa della Repubblica, anche dei migranti“. Tutte prese di posizione che non passarono inosservate a sinistra, anzi. Non a caso, Fico partecipò alla Festa dell’Unità dell’allora acerrimo nemico del M5S: il PD. Come ebbe egli stesso a dire, partecipò in veste di Presidente della Camera, ma fu subito evidente che il suo scopo era quello di pontiere tra due mondi al momento inconciliabili.

Ottimi rapporti

Roberto Fico ha sempre mantenuto ottimi rapporti con Beppe Grillo. Sebbene quest’ultimo non abbia mai nascosto le sue preferenze per Di Maio o Di Battista, ha sempre riconosciuto a Fico il ruolo di pilastro del Movimento. Fico è ormai una sorta di testamento vivente di quello che era il M5S e che oggi non è più. Ma il Presidente della Camera ha ottimi rapporti anche con Giuseppe Conte: non è noto ai più, mai i due hanno colloqui frequenti. Sembra infatti che ci sia piena sintonia su molte delle questioni che definiscono l’agenda di Governo, ma anche il modo di vedere la politica e la pacatezza istituzionale. Adesso Roberto Fico dovrà aiutare Conte nel difficile compito di ricucire una maggioranza dilaniata dagli egoismi di Matteo Renzi. La strada sembra tutta in salita, e potrebbe succedere di tutto. Incassa il supporto e la stima di Di Battista, nonostante quello che sta accadendo negli ultimi giorni.

Adesso le strade davanti a Fico sono tre: ricompatta la maggioranza intorno al premier Conte, dando vita al Conte-ter. Potrebbe fallire, con esiti difficili da prevedere. Oppure potrebbe diventare lui stesso il cuore di una nuova maggioranza, cosa mai successa prima d’ora ad un esploratore.