Ue approva direttiva sul Copyright: cosa cambia per la creatività 2.0

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Con un voto fiume è stata approvata ieri a Strasburgo la direttiva sul Copyright che già divide. Di Maio: “Una vergogna tutta europea”

Con 428 sì, 226 no e 39 astenuti, il Parlamento Europeo con sede a Strasburgo ha approvato ieri la nuova direttiva sul Copyright, dopo la revisione degli articoli 11 e 13 che lo scorso Luglio avevano posto un freno alla riforma.

Il provvedimento sancisce uno spartiacque per la creatività al tempo di internet, stabilendo che i grandi colossi del web sono tenuti a pagare qualora vogliano sfruttare commercialmente il lavoro online di artisti,editori e giornalisti.

Il testo, che ha dovuto “scontrarsi” con ben 252 emendamenti, fa già discutere: e se la comunità dei creativi esulta, aspri sono anche i toni di chi vede in questa riforma “la censura preventiva alla libera espressione della creatività”. In  questi termini ha parlato il Vicepremier italiano Luigi Di Maio che, votando contro la nuova direttiva sul Copyright, non ha esitato a definirla “una vergogna tutta europea”. Anche la Lega di Salvini ha votato contro il provvedimento; favorevoli, invece, il Partito Democratico e Forza Italia.

Il provvedimento in pillole

Ma cosa cambia con questa riforma per la creatività 2.0?

Il testo prevede anzitutto una cooperazione tra chi detiene i diritti e le grandi piattaforme web. I link restano liberi, mentre gli snippet (titolo, testo, foto) saranno coperti dal diritto d’autore.

Non rientrano in questa riforma le piccole piattaforme come Wikipedia e cloud meme.

Le reazioni

L’agone si riscalda, e mentre Tajani chiede al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di prendere le distanze dalle dichiarazioni di Di Maio, il Presidente dell’Enpa Carlo Ferrone vede nella riforma una vittoria della stampa indipendente.

Sullo stesso registro entusiasta si mantiene il neo-Presidente della Siae Mogol che, all’indomani della sua nomina aveva detto: “Loro hanno i soldi, noi abbiamo ragione”, e oggi aggiunge: “Ha vinto la cultura”.

L’iter della riforma non è ancora chiuso, si auspica però di approvarla entro la fine del 2018. Sul testo ora discuteranno di concerto Parlamento, Consiglio e Commissione Ue. Solo successivamente la riforma passerà nuovamente al vaglio dell’aula.