Donna Rachele mia nonna: una storia di famiglia

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Donna Rachele mia nonna. La moglie di Benito Mussolini. è un testo che forse nasce come autobiografico, ma che cerca di sganciarsi dall’incertezza del ricordo, attraverso documenti e carteggi, concretizzarsi nella forza della memoria, storicizzata da fonti certe

[ads1] C’è una condanna che tocca a tutte le persone che in un modo o nell’altro scrivono la storia: essere classificati e relegati in una tela, in cui più o meno spiccano taluni connotati, incorniciati da un periodo storico cesellato secondo il gusto e i canoni  dell’epoca in cui il passato può essere storia.

La figura di Donna Rachele ha avuto invece un’altra sorte, pur’essa comune a chi nella storia ha saputo esserci con silenzioso vigore: essere sfumata qui e lì da qualche ‘sentito dire’ e qualche incerta ricostruzione.

Donna Rachele - moglie mussoliniArriva però per queste figure di apprezzabile tempra e valore, il momento in cui il tempo, in una delle sue mareggiata, lascia raffiorare contorni sempre più chiari di una personalità che aspettava di vedersi ricomposta dalla verità di prove documentali.

Purtroppo, parlare di Donna Rachele non è facile, perchè non lo è parlare di Benito Mussolini e del ventennio fascista e di quanto gli gravita attorno: siamo tutti molto prevenuti e spesso ci chiudiamo ad un dialogo che possa far emergere i chiaroscuri in cui si possa analiticamente riconoscere e distinguere pregi e difetti di una persona, il buono e il cattivo di un periodo storico.

Chiedo a te, lettore, di deporre ogni pregiudizio intellettuale e raccogliere, con umiltà, la sfida di leggere una storia che ti è stata già raccontata e di riscoprirla attraverso un punto di vista diverso, magari partendo dall’umanità di chi ce la sta presentando.

Questo invito designa chiaramente l’approccio al libro ma questo approccio, probabilmente, comincia per te da questo articolo.

Edda Negri Mussolini è una donna elegante, di grande dignità. Diffonde brio e ha un sorriso per tutti. Quando racconta la storia della sua famiglia trasmette solo quello che le appartiene, quello che è vero – e che senti che è vero – cioè la sua storia.

Sotto il carico emotivo contenuto nei drammatici eventi che hanno toccato lei e i suoi cari – di cui solo alcuni ci sono pervenuti dalle cronache storiche – ci sono due alternative: soccombere al sentimentalismo oppure affiorare in superficie con molto sforzo e riprendere così lucidità.

La prima opzione non è intellettualmente onesta né, invero, rispetta l’interlocutore che sta sezionando il cuore per dare alla storia tessere di verità che si era perduta.

La seconda ti pone faccia a faccia, criticamente, tra la storia che sai e quella che è stata.

Noi di Zerottonove abbiamo avuto il pregio di intervistarla circa “Donna Rachele mia nonna. La moglie di Benito Mussolini” che è venuta a presentare.

Il libro contiene una fitta documentazione: il ricordo, quando è suffragato da dati storici, assume il senso di verità e diventa memoria. Cosa si sente di dire ai giovani che leggeranno il Suo libro o l’intervista?

Questo libro l’ho scritto soprattutto per le nuove generazioni perchè magari non conoscono quella che è la storia di nonna Rachele come moglie di Benito Mussolini ma conoscono le amanti o i gossip che spesso sono diffusi. Non conoscono quindi Donna Rachele come donna, principalmente quello che ha vissuto, le tragedie che ha vissuto. Dico sempre che sui piatti della bilancia c’erano più dolori che gioie.

Donna Rachele esempio di donna Moderna.

Parliamo di una donna che ai primi del ‘900 è andata a convivere con un uomo, che non aveva nè arte nè parte, che non ha potuto riconoscere una figlia, Edda, che ha studiato nonostante fosse l’ultimogenita di una famiglia di contadini: lei attraversava 10 km al giorno per andare a studiare.
Dunque era, per l’epoca, una donna d’Avanguardia.

Ricerca storiografica: quando il ricordo si fa memoria.

edda negri mussoliniCon Emma Moriconi, la coautrice del libro, abbiamo pensato che un libro di ricordi sarebbe stato incompleto, così siamo andati alla ricerca di documenti che comprovassero quello che diceva nonna Rachele ma anche mettessero dei puntini su quella che è la storia di quel periodo. Come dico sempre, la storia va inquadrata nel dato contesto storico perchè, come di ogni contesto storico, è facile parlarne col senno di poi, perchè adesso noi guardiamo le cose sotto un aspetto diverso. A distanza di 70 anni forse è il momento di riconoscere il periodo storico per quello che è stato, nel bene e nel male.

Concordo: il punto di vista dei posteri è più ampio, un’equazione con variabili date e a carte scoperte. Poi le dico che la sua ricerca è, in fondo, la riscoperta di figure familiari e le domando cosa abbia scoperto di nuovo di sua nonna.

Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto documenti di cui ignoravo l’esistenza: non sapevo alcune cose non solo della nonna Rachele ma anche del nonno – cose che abbiamo riportato nel libro; quindi è stato scoprire una storia, per me, diversa da quella che ho letto nei libri di storia e da quella raccontata da mia nonna. Non solo documenti: anche lettere, telegrammi. Cose intime che i miei nonni mandavano ai loro figli e i figli a loro e scopri anche quella familiarità, quegli affetti che mi venivano raccontati dalla nonna ma poi, leggerli nero su bianco, fa un altro effetto.

Abbiamo incontrato anche la coautrice del libro, Emma Moriconi, a cui da giornalista a giornalista la mia domanda è stata: ciò che personalmente mi muove è la ricerca della verità e questa non si può svolgere che con un lavoro storiografico. Spesso, in più, ci si trova in contesti in cui fa più l’ideologia e l’opinione che il dato di fatto storico. Ora, posto che il target della nostra testata sono i giovani, cosa si sente di dir loro?

La ricerca della verità è a volte difficile ma l’unica strada percorribile, perché raccontare la storia attraverso opinioni non fa bene. Ritengo che negli ultimi 70 anni siano state negate diverse verità ed espresse vere e proprie bugie: vorrei che tutta la ricostruzione storica fosse fondata su fatti concreti e dimostrabili. Perciò questo libro non si può attaccare in nessun modo: tutto ciò che diciamo è suffragato da documenti e questi sono l’unico modo per leggere la storia.

Roberto J. Ler, moderatore del dibattito e Emma Moriconi
Roberto J. Ler, moderatore del dibattito ed Emma Moriconi

Anche il Fascismo è storia (l’ideologia è un’altra cosa, ognuno la pensa come vuole, ci mancherebbe altro!) e vorrei che come tale fosse esaminato principi e fatti devono essere dimostrati. Io ne scrivo ogni giorno sul Giornale d’Italia, e dico sempre che questo periodo storico è mal conosciuto, non sconosciuta perché l’offerta è amplissima ma non sempre di qualità. A riprova di ciò l’assenza di testi di qualità sull’argomento, come il lavoro di Antonio Pantano – citato nel libro – che racconta come nella RSI il ministro Pellegrini Gianpietro asservì la Banca d’Italia allo Stato, unico caso di lotta al signoraggio bancario. (…) La curiosità dei giovani è la cosa più interessante e importante, perchè l’Italia di domani è nelle vostre mani: cercate la verità.

Una curiosità che sia suffragata dall’onestà intellettuale, le dico, perchè spesso si parte per partito preso e lei concorda spiegandomi come si possa apprezzare un periodo storico pur riconoscendone i vulnus e le mancanze.

Così ha ricordato le svariate riforme attuate in quel periodo, il codice Rocco che, con tutte le modifiche del caso, abbiamo conservato nella normazione del diritto penale e, esulando da ciò che è il libro su Donna Rachele, ha anche ricordato il grande dramma delle leggi razziali, attraverso cui la discriminazione divenne legge, dramma incastonato in uno scenario mondiale.

La presentazione del libro è stata ospitata nella sede dell’AIVIT, l’Associazione Italiana VIttime del Terrorismo, una realtà impegnata nella diffusione di una corretta conoscenza di ciò che furono gli Anni di Piombo in Italia, molto attiva nelle scuole e negli atenei e che mira a propagare, in special modo tra i giovani, la strada della nonviolenza e della fratellanza.

Noi di Zerottonove abbiamo voluto chiedere al Coordinatore Nazionale Marco Falvella quale valore, secondo lui, possa avere questo evento per le nuove generazioni.

Credo che questo evento debba moltiplicarsi, perché penso che i giovani sappiano poco della storia italiana e particolarmente di Donna Rachele. Magari, domandando agli studenti chi sia Rachele Guidi, nessuno saprà rispondere, ignorando così una delle più grandi donne che abbiamo avuto in Italia; non perché era la moglie di Benito Mussolini ma perché ne era consigliera privata, come fu  Donna Assunta Almirante per il marito. Parlare di Donna Rachele mi ha riempito il cuore: la conoscevo e fu molto vicino a me e a mia madre per l’episodio di mio fratello Carlo [Carlo Falvella, giovane vittima dell’odio politico n.d.a.]. La sua umiltà e lo spessore della sua umanità superano l’immaginazione umana: sono convinto che Donna Rachele sia un simbolo per le donne non solo d’Italia ma nel mondo.

Marco Falvella e Roberto Celano
A sinistra, Marco Falvella. A destra, Roberto Celano.

All’evento era presente anche un esponente di Attiva Salerno, il consigliere Roberto Celano, a cui abbiamo voluto domandare quale valore avesse per lui la trasmissione di verità storiche così documentate come in questo libro, particolarmente riconoscendo in questo periodo una incalzante necessità di eventi culturali.

Credo che la documentazione sia importante, come dicevano le autrici, che hanno sfidato chiunque a confutare quanto hanno scritto perchè è tutto suffragato da documenti. Attiva Salerno vuole fare questo: abbiamo organizzato la presentazione di questo libro, parleremo di Foibe prossimamente e presenteremo anche il libro sull’ISLAM di Magdi Cristiano Allam, perchè pensiamo di dover parlare non solo di storia ma anche di attualità particolarmente scottanti. Vogliamo dare un contributo anche alla ri-analisi di un periodo avviata già da qualche storico, certamente non fascista, come Renzo De Felice. Dobbiamo tramandare la verità, raccontando tutto ciò che accadde, di positivo e di negativo.

L’evento è stato un momento per fare cultura e mentre la nipote di Benito Mussolini condivideva i suoi ricordi – anche i più dolori ma tutti intimi – si illuminavano barlumi di storia alla luce di un punto di vista finora inedito; in effetti è parso quasi paradossale: mentre questa donna parlava della sua storia personale si intesseva nella mente una rappresentazione storica da tratti chiari e vivaci tinte.

La storia raccontata in questo volume è una storia di famiglia: a sentir parlare Edda Negri Mussolini c’è quel sentore di quotidiano che ingiallisce anche le foto dei nostri avi, che pure hanno costruito la storia ma la storia di questa famiglia, nel bene e nel male, è uno dei punti cardinali per muoverci alla riscoperta del nostro vissuto e del nostro passato.

La storia della famiglia Mussolini, ci piaccia o no, è indissolubilmente legata alla storia d’Italia e, di conseguenza, è parte viva della nostra identità nazionale: è un po’ la storia di ognuno di noi.

Con questa ricerca l’autrice ha condiviso parte dei suoi ricordi più intimi, donando ad ognuno di noi un tassello fondamentale della nostra identità e per comprenderne il valore bisogna riconoscere che, come scritto in altro contestoil fare memoria ci rende umani.

Ed è proprio il fare memoria ciò che spinge Margherita Villa Del Priore, organizzatrice dell’incontro, a proporre incontri come questo, oltreché la speranza che dalla cultura possa scaturire un ricambio generazionale nella destra. [ads2]

Redazione ZONhttps://zon.it
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Updated on 31 July 2021 - 20:05 20:05