Elezioni amministrative 2016: voto politico o risposta locale?



elezioni amministrative

Le elezioni amministrative condannano il Pd e premiano il M5S (soprattutto nelle grandi realtà). Risposta alle politiche nazionale e richiesta di soluzioni alternative a quelle adottate fino ad ora, sembrano gli elementi caratterizzanti dei ballottaggi

Una delle parti più interessanti dal brano “Eskimo” di Guccini (1978, “Amerigo”) è senza dubbio quella che recita “bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”.

In questa parte del testo, il cantautore modenese tenta di far capire, riferendosi ad un amore passato, che determinate scelte devono essere fatte, e comprese, al momento giusto e non capite esclusivamente attraverso un errore.

Questa parte di “Eskimo” può essere facilmente ricondotta alle ultime elezioni amministrative che attraverso i ballottaggi sono riuscite a dare più di un segnale alla “classe dirigente” attuale, cercando di far capire a questa l’errore compiuto.

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Infatti, pur rappresentando un ambito prettamente circoscritto, le elezioni amministrative sono riuscite a dare una risposta chiara e precisa sia al potere decisionale nazionale, contestando diverse scelte fatte, che a quello locale, troppo convinto di avere in mano una “facile vittoria”.

Partendo dal primo punto, per quanto ne dica la “rappresentanza” nazionale, si può facilmente intuire che ad uscirne totalmente sconfitti da questa tornata elettorale sono sia il Presidente del Consiglio che il partito di maggioranza relativa (il Pd).

Questo dato è riscontrabile in particolar modo in più elementi ma può essere facilmente ripreso sia nell’eccessiva personalizzazione della competizione elettorale che nel ricatto “politico-istituzionale” andato in scena proprio durante i quindici giorni aggiuntivi di campagna elettorale (Boschi docet).

Infatti, il voto sfavorevole ai candidati di centro-sinistra, riferito in particolar modo alle grandi realtà, è da considerarsi come una vera e propria bocciatura tanto del “modus operandi” quanto delle politiche attuate da un esecutivo troppo sicuro di “trionfare” in qualsiasi occasionale (e certo di avere un seguito maggiore di quel 42% delle elezioni europee di due anni fa).

L’atteggiamento del “o con noi o contro di noi” e del “siamo i migliori e gli unici in grado di amministrare” si è rivelato un vero e proprio autogoal con cui gli “strateghi” della politica italica sono riusciti, praticamente, a rendersi quanto più indesiderati dalle diverse realtà cittadine.

Il secondo punto, invece, investe totalmente l’ambito locale.

In questa specifica situazione la mancata considerazione degli “strafalcioni” compiuti dalle amministrazioni comunali precedenti(per lo più di stampo Pd) è stata messa totalmente in secondo piano in nome di una “ventilata” esperienza certificata da non si sa chi.

Ciò, unito alla certezza di sbaragliare chiunque sul “campo”, ha impedito di considerare quanto le “esperienze” passate abbiano mortificato la popolazione da indurla a votare in maniera diametralmente opposta in nome, non del cambiamento, ma di soluzioni differenti rispetto a quelle adottate fino a quel momento.

Inoltre, l’avvento dei “big” sui vari palchi al fine di ottenere una “facile vittoria” ha permesso solamente di indispettire ancor di più l’elettorato (proprio in nome di “soluzioni altre” e diffidenza verso il processo decisionale attuale) da portare a vere e proprie “catastrofi” anche a pochi minuti dalla chiusura dei seggi (vedi Giachetti).

L’avventura per i nuovi eletti è appena cominciata ed ora il lavoro, soprattutto nelle grandi realtà, potrebbe ulteriormente decidere le sorti di una nazione in cerca di identità.

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