Elezioni in Grecia: cambiare tutto per non cambiare niente



elezioni in grecia

Le elezioni in Grecia confermano Tsipras e Syriza a capo della penisola ellenica. La situazione creatasi, però, è caratterizzata da diversi fattori di instabilità politica e dall’effettivo ritorno al periodo pre – elettorale

Le ultime elezioni in Grecia, nazione sempre più tramortità dai colpi del memorandum dello scorso luglio,  hanno decretato la vittoria del Premier uscente Alexis Tsipras.

In realtà, rispetto alla precedente (svoltasi sulla contrapposizione di effettivi programmi elettorali), questa tornata elettorale è stata caratterizzata da diversi aspetti in cui è prevalsa, più che la spinta verso il cambiamento e la ripresa, la speranza per non precipitare in un abisso senza ritorno.

Infatti, sin dalla campagna elettorale il dibattito politico si è incentrato su un confronto basato sostanzialmente sul nulla, data la presenza del celebre “memorandum” a fare da guida a qualsiasi tipo di riforma.

Alexis Tsipras, vincitore delle elezioni in grecia

In questa situazione, più unica che rara, i cittadini greci si sono trovati ad affrontare un’elezione in cui il destino di un’intera nazione si fondava su una scelta classica, che ha portato alla crisi economica, o una scelta “quasi” nuova, che ha prima ridato speranze alla popolazione ma poi si è resa colpevole di abbassarsi agli organi che sempre aveva criticato.

Altro fattore, non di minore importanza, è la vera vittoria del gruppo degli astensionisti.

Come accaduto in altre occasioni, anche le politiche del settembre 2015 si sono caratterizzate per la massiccia presenza di disaffezionati e, ormai, scoraggiati dalla situazione interna che hanno preferito rinunciare al voto piuttosto che affidare le loro sorti a gruppi già noti e già fallimentari.

Il dato sulla partecipazione, il peggiore dopo le elezioni del 1946 (dove partecipò il 53%), registra un’affluenza al voto solo del 51% con una larga maggioranza di giovani elettori (compresi fra i 18 ed i 24 anni) che hanno preferito disertare le urne.

Ulteriore particolarità, da pochi notata, è quella dell’esplosione di un “pluripartitismo impazzito”(peggiore anche di quello italiano) che ha permesso, agevolandolo grazie alla presenza di diverse sigle speculari ma separate (quali Unità popolare e KKE, che hanno annunciato la fusione a breve), la conferma di sigle “estreme”, quali Alba Dorata, che continuano a sfiorare la doppia cifra.

Questo fattore, unito alla legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, identifica un’ulteriore debolezza delle istituzioni che, in un futuro non troppo distante, potrebbero essere ostaggio di continui malumuri di “gruppi e gruppetti” disposti a tutto pur di mettere in pericolo il “normale” (se così si può considerare) andamento legislativo.

Infine, la vittoria di Tsipras e Syriza: il partito della sinistra ed il suo leader, nonostante le promesse non mantenute e gli improponibili accordi stipulati con i creditori, riescono a confermarsi malgrado la spaccatura interna e il recupero dei conservatori.

La vittoria di Tsipras, in realtà, è legata ad un unico elemento: la promessa di ridiscussione del debito sovrano.

Questo punto, concordato direttamente dallo stesso Tsipras, è risultato fondamentale per la conferma della sinistra a dimostrazione del timore che i cittadini greci nutrono nei confronti dei “vecchi” rappresentanti e delle loro posizioni (e possibili genuflessioni) al cospetto degli altri leader europei.

A tutto ciò si unisce il mancato raggiungimento della maggioranza assoluta (145 seggi contro i 155 necessari) che obbligano Syriza all’alleanza con i Greci Indipendenti ( 3,7% e 10 seggi) ricreando la situazione precedente alla elezioni.

Anche questo elemento, come il pluripartitismo, è un ulteriore elemento di debolezza politica che, a differenza dei più rosei pronostici su un governo monocolore, obbliga la sinistra di Tsipras ad agire in maniera ancor più tempestiva e decisa, pena il default.

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». (Il Gattopardo)

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