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La Commissione pensa a un nuovo sistema Ets per edilizia e trasporti. Ma sembra che sarà molto meno incisivo di quanto promesso per la lotta alle emissioni

L’ultimo Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles ha fatto il punto sulla lotta ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni. E ha adottato delle conclusioni molto meno incisive di quelle inizialmente proposte dai vari capi di Governo europei. Il Consiglio si è limitato ad invitare la Commissione a “presentare rapidamente il suo pacchetto legislativo” e solo successivamente i capi di Governo torneranno sull’argomento emissioni. Il testo adottato ha di fatti eliminato le modalità per modificare il Regolamento sulla “ripartizione dello sforzo“. Questo meccanismo affida a ciascuno Stato Membro obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti da qui al 2030, con una serie di target rpogressivi da rispettare.

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Il Regolamento esiste dal 2018 ma va aggiornato in virtù del fatto che sono cambiati gli obiettivi UE in materia di riduzione cumulativa delle emisioni: -55% entro il 2030 e non più -40% come in precedenza. Il testo eliminato confermava la validità dei criteri stabiliti nel 2018 per calcolare gli obiettivi di riduzione per i singoli Stati. In particolare, il criterio del Pil pro-capite chiama paesi più sciluppati a fare uno sforzo maggiore. Solo che l’attuale Regolamento si basa sul Pil pro-capite del 2013: oggi, con la crisi pandemica, molti paesi hanno visto una forte contrazione del PIL. E di conseguenza verrebbero penalizzati, in primis l’Italia.

Scontro tra le istituzioni comunitarie

Il pressing di molti capi di Governo europeo per rivedere i criteri di assegnazione degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni ha irritato non poco il Parlamento Eu. “Le conclusioni del Consiglio europeo sono accordi politici tra i capi di Stato e di Governo” ha commentato David Sassoli, Presidente dell’Europarlamento. Specificando che”il Parlamento europeo non può essere chiamato solo ad apporre il suo timbro d’approvazione su fatti compiuti“. Sassoli è poi voluto tornare successivamente su questo punto, affermando che “il Consiglio europeo è un organo di indirizzo politico, non è co-legislatore”.

Ma Sassoli va oltre e sbatte le porte in faccia al Consiglio Europeo. “Il Consiglio Europeo ci ha abituato a certi suoi interventi; in questo caso non sarebbe opportuno: il ‘trilogo’ sta andando bene. C’è un accordo e stiamo entrando nei dettagli, i co-legislatori sanno fare bene il proprio lavoro“. Dove per “trilogo” si riferisce, ovviamente al dialogo tra Europarlamento, Commissione Europea e Consiglio UE. Quest’ultimo è il famoso co-legislatore, da non confondere con il Consiglio d’Europa, suo omonimo, ma ente estraneo alle istituzioni della UE.

Edilizia e trasporti nel sistema Ets?

A complicare la questione c’è anche l’idea da parte della Commissione Europea di portare sotto l’ala del sistema Ets due settori finora esclusi. Si tratta dell’edilizia e dei trasporti su strada, che non possono più rimanere esenti se si vuole raggiungere i nuovi target previsti dal Green Deal. Il sistema di scambio delle quote di emissione della UE (EU Ets) funziona con il cd cap and trading. In pratica viene fissato un tetto massimo per le emissioni di determinati gas serra che provengono dai settori assogettati al sistema Ets. Il tetto si riduce nel tempo, in modo da ridurre le emissioni totali. Entro questo limite, gli impianti acquistano o ricevono quote di emissione, che possono essere scambiate in un apposito mercato. Ogni quota autorizza gli impianti ad emettere un tot di CO2.

Non è tutto, alla fine di ogni anno gli impianti devono restituire un numero di quote che copra integralmente le loro emisisoni. Pena multe assai salate. Di conseguenza, gli impianti sono stimolati a ridurre il più possibile le proprie emissioni, ricorrendo a nuove tecnologie, processi e forme di energia più pulite. In questo modo l’impianto si troverà a fine anno con un eccesso di quote inutilizzate, che può conservare per usi futuri o venderle.

Come detto in precedenza, la Commissione vuole applicare questo sistema anche ad ediliza e trasporti. Ma ciò desta preoccupazione perché i costi, soprattutto nei trasporti, graveranno particolarmente sugli operatori. Particolarmente contrari sono i paesi dell’Europa dell’Est, mentre quelli dell’Europa occidentale sono più favorevoli. Pertanto, come compromesso, la Commissione starebbe pensando ad introdurre un sistema ad hoc per questi due settori. Un sistema sperimentale e complementare all’Ets, per abbattere le emissioni provenienti dai trasporti su strada e dall’edilizia. Un sistema graduale e con compensazioni particolari.

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