L’Europa non ci stima e ci da l’ennesimo sono schiaffo. Una sentenza della Corte Europea di Giustizia sancisce la messa all’asta delle concessioni per lo sfruttamento dei beni demaniali marittimi

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In un Paese in cui il malaffare regna sovrano e le leggi vecchie di trent’anni spadroneggiano senza che nessuno abbia la coscienza di adeguarle ai tempi, entrare in una famiglia come quella dell’Unione Europea forse è stato controproducente e non la soluzione a tutto, come governanti e telegiornali ci dicono sempre, senza sosta. L’Europa è una grande madre amorevole, che controlla che i suoi figli crescano nella rettitudine più totale, e quando sbagliano sono schiaffi per tutti. L’ultimo in ordine di tempo, per noi, è arrivato proprio oggi. Una sentenza della Corte Europea di Giustizia sancisce la messa all’asta delle concessioni per lo sfruttamento dei beni demaniali marittimi.

In poche parole l’Europa ci dice che le concessioni sulle spiagge italiane vanno messe a gara e che la proroga automatica, e generalizzata, in vigore attualmente, cioè fino al 31 dicembre 2020, per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi, secondo quanto si legge nella sentenza di oggi “impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati”.

Europa
L’Europa ci ha intimato di regolarizzare le concessioni per i beni demaniali marittimi

L’Europa ci punta ancora, e a nulla valgono i sorrisini di Hollande e della Merkel alle riunioni ufficiali. L’Europa non ci stima, siamo ancora il figliolo discolo che deve dimostrare di saper cambiare. La nostra normativa, attualmente, prevede una proroga automatica e generalizzata della data di scadenza delle concessioni rilasciate, anche senza previa procedura di selezione, per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi e lacustri. Il tutto magari sarebbe passato sotto silenzio se alcuni operatori privati del settore turistico, vedendosi negata la proroga, non avessero fatto ricorso, arrivando fino alla Corte di Giustizia Europea, che adesso ha preso in mano la situazione e ha prodotto la sentenza di oggi. Forse l’alta corte conosce molto poco le lungaggini della nostra giustizia, dal momento che ha demandato ai nostri giudici la verifica delle concessioni, e se esse debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali.

Dice ancora la sentenza “il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza, in particolare un’adeguata pubblicità. La proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione”. Insomma, una procedura in totale legalità. Che brutta parola in Italia:legalità.

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