Ex Ilva, continuano le richieste di Arcelor Mittal



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Ore calde per la questione ex Ilva di Taranto dopo le richieste avanzate da Arcelor Mittal. Conte: “L’Italia non si fa prendere in giro”

Ore calde per la questione dell’ex Ilva dopo le richieste avanzate da Arcelor Mittal. La richiesta più preoccupante e grave è sicuramente quella dei 5 mila esuberi. Il premier Conte, però, ci ha tenuto a ribadire la posizione del governo: “Il tema non è lo scudo. Il problema è industriale, ArcelorMittal ritiene che l’impianto produttivo, a questi livelli, non è sostenibile e non può mantenere i livelli occupazionali. Per noi non è accettabile lasciare 5 mila famiglie senza un lavoro e un futuro. Siamo disponibili a lavorare e a tenere aperto un tavolo negoziale. Ma la riduzione dei livelli occupazionali o la riconsegna degli impianti sono inaccettabili“. E conclude: “Qui dobbiamo alzare la posta in gioco, dobbiamo alzare il nostro orizzonte d’osservazione. Questo Paese non si lascia prendere in giro. Questo è un Paese serio. L’Italia sia compatta e regga l’urto di questa sfida“.

Dopo le pesanti richieste per tenere in vita l’ex Ilva, anche il ministro Patuanelli ha chiarito la posizione del governo: “Questa è una vertenza industriale, ArcelorMittal ce lo dice dal 12 settembre. Anche risolto tutto il resto, loro mettono sul tavolo la produzione a 4 tonnellate e 5mila persone in meno. Avrebbero dovuto produrre 6 milioni di tonnellate fino al 2023 per poi arrivare a 8. È evidente che sono loro ad essere incapaci di rispettare il piano industriale“.

Linea dura anche da parte dei sindacati. Fiom e Uilm hanno indetto per l’8 novembre uno sciopero per “salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico e “di fronte all’arroganza ad una totale incapacità ed immobilismo della politica“.

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