Fabrizio Corona parla dell’aggressione nel bosco della droga

Fabrizio Corona

L’ex paparazzo Fabrizio Corona racconta a Non è L’arena di Giletti, i momenti dell’aggressione al bosco della droga di Rogoredo

Fabrizio Corona si racconta a Non è L’arena di Giletti e parla della sua disavventura nel bosco della droga di Rogoredo, Milano.

L’ex paparazzo si era introdotto nel bosco con un cameramen e una persona ”esperta” del posto, con addosso delle telecamere nascoste, per un’inchiesta sulla droga che sarebbe poi stata trasmessa nella trasmissione di Giletti.

”Io vivo di adrenalina. E lì dentro provavo adrenalina. Eravamo in 5, ma siamo entrati solo in 3. Io, un russo, con tanti anni di galera alle spalle, e l’operatore. Avevamo due telecamere nascoste: una con infrarossi e una con il microfono”

Così inizia il racconto l’imprenditore che poi continua con i momenti più concitati dell’aggressione:

”Appena mi riconoscono mi strappano i pantaloni e la maglietta. Vedono i microfoni nascosti nei pantaloni e me li strappano via. Il russo finisce a terra, ha preso un sacco di botte, l’operatore riesce a scappare. Comincia una rissa nel buio. Dopo i primi pugni, sono scappato. Ma sono caduto e mi sono trovato con cinque o sei di loro addosso. Mi hanno picchiato e uno ha tirato fuori il coltello. Sono riuscito a divincolarmi. Io sono uno che sa menare, ho fatto a botte quando ero in prigione. Un altro non ce l’avrebbe fatta. Ho i segni delle coltellate sulla schiena, fortunatamente mi hanno preso di striscio. Uno mi ha inseguito chiedendomi se ero Corona, appena gli ho detto di sì mi ha lasciato andare. Mi ha lasciato per un senso di rispetto tra detenuti, il mondo della criminalità mi ama molto perché sono uno che ce l’ha fatta.”