Fisco
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Il modello “danese” evocato da Draghi alleggerirà il fisco per il ceto medio, ma restano numerose tasse da rimodulare, accorpare o rimuovere

La riforma del fisco sarà probabilmente la grana più grande per il Governo Draghi. Requisito fondamentale per ottenere i 209 miliardi del Recovery Fund, servirà anche per rilanciare il Paese. Sì, ma come agire? Draghi ha già annunciato che intende proporre il “modello danese”: ossia elevare la no tax area per i redditi bassi e appianare lo scalone che massacra i redditi compresi tra 30mila e 55mila € lordi l’anno. Il problema è che il tempo scarseggia. La legislatura durerà altri due anni e mezzo e questa riforma dovrà essere operativa nel 2022.

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Senza contare che la riforma da sola non basta. Il fisco italiano è appesantito da circa un centinaio di tributi suddivisi in tasse e imposte, dirette e indirette, addizionali regionali e locali, contributi ecc. Per disboscare questa selva fiscale occorrerà tempo e metodo. E che dire del rapporto tra cittadino contribuente ed Agenzia delle Entrate? Come osserva Gianluca Timpone, esperto in materia, “se il Fisco ti accusa di una potenziale evasione e vuoi aprire un contenzioso, dovrai innanzitutto pagare un terzo delle sanzioni contestate, le spese per la difesa e il contributo unificato per dimostrare la tua buona condotta“. Insomma, se vuoi dimostrare di essere un cittadino in regola devi mettere mano al portafoglio. E svuotarlo. Ma c’è di più: “L’Agenzia delle Entrate non rinuncia alla causa fino a quando non trova un giudice che le dia ragione“. Ed è per questo che molti contenziosi tributari arrivano fino alla Corte di Cassazione, dove spesso il contribuente scopre di avere ragione, a causa degli errori commessi a livello delle commissioni tributarie locali e regionali.

Una corsa contro il tempo e il fisco

Ad ogni legge di bilancio viene ritoccato il Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Sia nelle parti generali che sulle aliquote specifiche. Parliamo di piccoli ritocchi, nulla di veramente sostanziale. E l’applicazione di queste norme può essere un vero rompicapo, tant’è che l’Agenzia delle Entrate interviene con continue circolari, che contribuiscono ad ingarbugliare la matassa. L’unico modo per risolvere il problema è riscrivere integralmente il Testo Unico, ma per farlo serve tempo. Il Parlamento è al momento troppo frazionato e animoso per sperare di cavare un ragno dal buco sul fisco. Potrebbe però emanare una legge delega e lasciare la palla in mano al Governo, il quale emanerebbe un nuovo Testo con un decreto legislativo. Ma considerata la strana compagine di Governo, forse è il caso di lasciare tutto com’è.

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