fukushima giappone
immagine da pixabay

La decisione di Tokyo di scaricare nel Pacifico le acque radioattive di Fukushima è stata raccontata in maniera inesatta e con toni allarmistici. Un vero e proprio terrorismo psicologico che, inutile dirlo, è ben lontano dalla realtà dei fatti. Secondo gli esperti, l’operazione non comporterà impatti e rischi significativi per la salute e l’ambiente

Il Governo giapponese ha deciso: tra due anni inizierà lo sversamento nel Pacifico di 1.2 milioni di metri cubi d’acqua radioattiva provenienti dalla centrale di Fukushima. Apriti cielo. La notizia è rimbalzata tra social e mezzi di comunicazione con toni a dir poco apocalittici, generando non poco allarmismo. Colpa di numerosi articoli, post e servizi televisivi al limite del terrorismo psicologico e dai contenuti qualitativi decisamente scadenti. Purtroppo, nell’immaginario collettivo tutto ciò che rimanda anche solo vagamente al nucleare genera solitamente paura e apprensione. E il ricordo dell’incidente di Fukushima è ancora vivo e attuale. Ma come stanno effettivamente le cose? C’è davvero bisogno di preoccuparsi?

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La risposta è no. Stando agli esperti, non solo lo sversamento delle acque di Fukushima sarà un’operazione sicura, ma avrà impatti non significativi su ambiente e salute umana. Purtroppo, i dati scientifici difficilmente fanno notizia, al contrario dei titoli sensazionalistici e allarmistici. Ma per capire come si sia arrivati a questo punto, è bene fare un passo indietro di alcuni anni.

Un milione di metri cubi d’acqua radioattiva da smaltire

In seguito al disastro nucleare di Fukushima del 12 Marzo 2011, ci fu il meltdown del nocciolo di tre reattori della centrale nucleare giapponese. In pratica, i cuori di ben tre reattori fusero a causa delle elevatissime temperature raggiunte. Per raffreddare i reattori si rese necessario pompare dell’acqua di mare al loro interno. E ovviamente l’acqua utilizzata si è contaminata venendo a contatto con i noccioli dei reattori. Ciò ha reso necessario accumulare quest’acqua in dei serbatoi per evitare la sua dispersione nell’ambiente. In circa dieci anni, la centrale ha accumulato oltre 1 milione di tonnellate di quest’acqua contaminata. E il processo di accumulo è ancora in corso, ma lo spazio sta per esaurirsi ed è necessario smaltire queste acque.

L’acqua di Fukushima ha già subito alcuni trattamenti di decontaminazione per rimuovere i radionuclidi più pericolosi. Sono 62 in tutto e il più pericoloso è il Cesio 137. E poi, con un processo chiamato ALPS (Advanced Liquid Processing System) sono stati rimossi tutti i radionuclidi all’infuori del trizio. Quest’ultimo è un isotopo radioattivo dell’idrogeno e poiché ha il medesimo comportamento chimico, si lega all’ossigeno per formare acqua. E quindi non è possibile separarlo come invece avviene con gli altri radionuclidi.

Quanto è radioattiva l’acqua di Fukushima

I processi di decontaminazionee filtraggio hanno abbattuto enormemente la radioattività dell’acqua di Fukushima. Ciò che resta è il contributo del trizio, che essendo un isotopo radioattivo dell’idrogeno, continua a contaminare l’acqua. Ma non immaginate chissà quante tonnellate di trizio disperse nell’acqua di Fukushima. Secondo gli esperti, negli 1.2 milioni di metri cubi d’acqua attualmente stoccata presso la centrale ci sarebbero circa 20 grammi di acqua triziata. E basta. La radioattività si attesta sui 700mila Bq/l, ossia 700mila decadimenti radioattivi per litro al secondo. Per fare un esempio, il limite per le acque destinate al consumo umano in Italia è di 100 Bq/l. Quindi l’acqua di Fukushima è circa 700 volte sopra il limite.

Ma prima di essere sversata, quest’acqua sarà diluita in modo da portare il valore da 700mila Bq/l a 1500 Bq/l. A quel punto diverrà possibile iniziare a sversare l’acqua nell’Oceano Pacifico in sicurezza. Il processo inizierà nel 2023 e durerà decenni. Il tempo di dimezzamento del trizio è di 12 anni: le operazioni di raccolta dell’acqua di Fukushima sono iniziate nel 2011, perciò nel 2023 la concentrazione e la radioattività del trizio saranno pressoché dimezzate rispetto al 2011. E in ogni caso le operazioni di sversamento avverranno a step, con rilasci programmati a distanza di tempi e luoghi.

Non ci saranno impatti significativi

Queste operazioni non comporteranno impatti significativi per la salute umana e quella della fauna marina. Non ci sarà alcun disastro ambientale. Il Pacifico,come tutti i mari e gli Oceani è già naturalmente radioattivo. Nell’acqua sono già disciolti alcuni radioisotopi naturali, persino l’uranio. Considerando solo il contributo dell’isotopo Potassio 40, il Pacifico ha una radioattività naturale decine di milioni di volte superiore a quella dell’acqua triziata di Fukushima. E già questo basterebbe per far capire che i toni sensazionalistici e apocalittici intorno alla vicenda sono del tutto ingiustificati.

La verità è che il Giappone intende sversare nella vastità del Pacifico 20 miseri grammi di acqua triziata a loro volta diluiti in 1 milione di litri d’acqua. Uno shottino nello spazio. E lo farà gradualmente, nell’arco di decenni, lontano dalle coste. Alla fine, la radioattività naturale del Pacifico resterà praticamente invariata. Non ci sono altre alternative? Sono state avanzate e valutate anche altre poposte, ovviamente. Una delle più famose è quella di bollire l’acqua di Fukushima. Poiché l’acqua triziata bolle a una temperatura superiore all’acqua comune, tecnicamente sarebbe possibile separarle mediante ebollizione. Il problema è far bollire 1 milione di metri cubi d’acqua. Provate a immaginare quanta energia servirebbe, quanto denaro e soprattutto quante emissioni in atmosfera produrrebbero. È un’opzione impraticabile.

Non esistono soluzioni alternative al momento

La verità è che al momento non esistono altre vie egualmente efficaci, sostenibili ed economicamente percorribili. La IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica supervisiona tutto il processo di decommissioning della centrale di Fukushima e del trattamento delle acque di risulta. E ovviamente supervisionerà anche le fasi di sversamento affinché tutto proceda secondo i piani prestabiliti. Eppure, la disinformazione ha già fatto i primi danni: la Cina e la Corea del Sud hanno avanzato proteste formali nei confronti del Giappone. Attualmente, ci sono delicate questioni diplomatiche in corso fra i tre paesi.

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