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Immagine da YT Palazzo Chigi

L’ex Presidente del Consiglio non ha ancora accettato di diventare capo politico del MoVimento 5 Stelle ma si è limitato a dare la disponibilità per un progetto di rinascita

Conte non ha accettato l’incarico di guidare il MoVimento 5 Stelle ma si è limitato a voler approfondire la fattiblità dell’azione. E’ ciò che trapela dalla cruciale riunione di ieri all’Hotel Forum di Roma. Insieme al Garante Beppe Grillo e all’Avvocato del Popolo c’erano i principali attori del gruppo politico: Luigi Di Maio, Roberto Fico, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli e Riccardo Fraccaro, Paola Taverna e i capigruppo Davide Crippa e Ettore Licheri. 

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L’ex premier è la speranza di rinascita dei 5S

Il MoVimento 5 Stelle si affida a Conte perché in realtà non ha alternative e l’ex premier rappresenta l’unica speranza di rilancio. Ieri l’Avvocato del Popolo ha chiesto e ottenuto di potersi scegliere la segreteria che lo aiuterà a “rifondare” il partito di Grillo. Conte vuole innanzitutto vederci chiaro: leggersi le carte dei ricorsi dei tanti espulsi e le decisioni dei tribunali insieme a Statuti e Regolamenti. Il tutto per capire se è addirittura necessario costruire una nuova associazione giuridica per chiudere con i problemi del passato. Il Fatto Quotidiano riporta che fonti vicine all’ex premier precisano: “Conte non ha voluto alcun incarico formale, lavorerà al progetto e solo se verrà condiviso da tutti si impegnerà a realizzarlo con gli iscritti”.

Il ruolo di Conte all’interno di un rinnovato MoVimento

L’offerta arrivata dal M5S è quella di esercitare il ruolo di capo unico, simile quindi al ruolo esercitato da Luigi Di Maio prima e Vito Crimi poi. Con un mandato a termine, da poi rimettere al voto della base del MoVimento. Nel summit alcuni avrebbero sollevato la necessità di affiancare al ruolo politico uno o due vice, per non centralizzare troppo il “potere” nella mani di un’unica persona. D’altronde con il direttorio a 5 era proprio ciò che si voleva fare. Crimi ed altri avrebbero sottolineato la necessità di non ignorare il voto della base, che ha indicato la strada della “governance” a 5 al posto del capo politico. Uno dei possibili compromessi, potrebbe essere quello di trasformare il cosiddetto comitato direttivo in una sorta di segreteria politica, da affiancare a Conte. Il tutto sempre ammesso che l’ex premier  decida di intestarsi la guida del Movimento.

I rischi e i benefici di questa cruciale operazione politica

La scelta che farà Giuseppe Conte sarà di importanza cruciale per il prossimo futuro della politica italiana. Se infatti dopo la fine della sua esperienza di Governo trapelava l’ipotesi di un suo possibile nuovo partito, adesso questa strada sembra a dir poco fantasiosa. L’ex Premier dovrà decidere se ed in che modo portarsi sulle spalle la rinascita dei 5s indeboliti dalla crisi renziana e al centro di scissioni e strappi che sembrano difficili da ricucire. Se da un lato Conte sarebbe una figura perfetta di raccordo per cercare di ricompattare e rinnovare il gruppo, sotto un altro punto di vista questa sfida potrebbe indebolirlo. In un certo senso delegittimarlo da un ruolo che fino ad ora dal punto di vista di molti elettori era ancorato alla sua personalità moderata. I prossimi giorni saranno quindi tutti da seguire per capire Conte e Il M5s cosa decideranno del loro rispettivo destino politico.

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