ignazio marino

A seguito delle pessime figure rimediate con il Papa e con l’operazione trasparenza, Ignazio Marino si trova in bilico fra le dimissioni e la sfiducia. L’esponente Pd, però, rifiuta categoricamente le due opzioni

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Rispetto alla visione romantica e cinematografia di felliniana memoria, la città di Roma negli ultimi anni ha assunto un nuovo e spaventoso aspetto.

Dopo lo scandalo di Mafia Capitale, che ha coinvolto le ultime due amministrazioni comunali, la situazioni si è complicata di giorno in giorno a causa delle numerose gaffe che hanno coinvolto il sindaco Ignazio Marino.

Il primo cittadino di Roma dopo le pessime figure rimediate con il Papa e le “cene di famiglia” a carico dell’ente (esternate attraverso l’ “operazione trasparenza” promossa dallo stesso Marino), si trova, in totale solitudine, fra l’incudine ed il martello.

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino

Infatti, a seguito degli incontri con il Segretario/Premier Renzi e il commissario del Pd romano (e Presidente nazionale) Orfini, la fine della giunta Marino sembra ormai prossima (come rilevato anche dalla giunta comunale convocata in giornata)a seguito della ritirata da parte del suo partito (Pd) e dell’alleato di “governo” (Sel).

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la tanto propagandata “operazione trasparenza” in cui si sono evidenziati i numerosi sprechi del sindaco medico e la sua propensione a far pagare la popolazione spese non politiche.

Nonostante le minacce, neanche tanto velate, dei suoi maggiori sponsor di partito (tra cui Il vicesindaco Marco Causi, l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito e quello al Turismo Luigina Di Liegro), Marino non intende lasciare la sua carica.

A tutto ciò si collega la necessità per il Pd di trovare una soluzione transitoria al fine di tamponare l’impasse ed evitare le elezioni in primavera.

Il timore per il partito di maggioranza relativa nella capitale è quello di perdere tutto quel consenso difficilmente recuperato durante la legislatura Alemanno e condizionare anche l’elettorato nazionale in una futura competizione politica.

La soluzione potrebbe essere una sorta di reggenza, come sperimentata nella città di Salerno, per poi arrivare ad elezioni sperando di rianimare una struttura, come quella del Pd romano, ormai allo sbando.

Si attendono novità nell’arco della giornata ma l’esperienza in Campidoglio di Ignazio Marino sembra ormai conclusa.

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