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Dopo mesi di rinvii, il M5S si siede al “tavolo degli Stati Generali”. Proposte, richieste e garanzie ma per ora niente di concreto

Il 15 dicembre si sono conclusi gli “stati generali” del movimento penta stellato. L’incontro, avvenuto a distanza su Zoom, era atteso da mesi e considerato necessario per discutere la riorganizzazione del M5S, dopo l’abbandono del leader politico Luigi Di Maio. In questo periodo particolarmente difficile, il Movimento ha dovuto, infatti, fare i conti con le cocenti sconfitte alle elezioni amministrative e con una perdita sostanziale dei consensi nella transizione dal primo al secondo governo Conte.

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Per il documento finale di sintesi però, toccherà pazientare ancora qualche giorno. Quasi certamente tra le proposte ci sarà quella di istituire un organo collegiale nazionale, ma anche alleanze solo programmatiche e il limite di due mandati.

Schieramenti interni al M5S

Proprio su questo tema, l’incontro ha visto posizioni e schieramenti diversi a riguardo.  La rottura principale proviene dai due esponenti avversi del M5S: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Negli anni passati Di Battista aveva più volte criticato l’operato dell’ex capo politico del partito e nella giornata di ieri, le differenze si sono fatte notare ancora una volta.

Di Battista chiede così delle garanzie per poter ritornare finalmente ‘in prima linea per i Cinque Stelle‘. Tra le richieste, Di Battista rimane fermo sull’uscita dei Benetton dalla società che ha la concessione di Autostrade, ma anche ‘che venga scritto nero su bianco che non vi sarà alcuna deroga alla regola del doppio mandato e che il M5S si presenterà alle prossime elezioni da solo‘.

Di Battista ha inoltre aggiunto che il Movimento ‘non appoggerà mai una legge elettorale senza le preferenze‘. ‘Tutto questo, -secondo Di Battista- per togliere il potere di controllo alle segreterie politiche

Il Movimento protagonista di Di Maio

Da Di Maio, invece, arrivano sonanti ringraziamenti per il premier Conte e per alcune delle misure approvate negli ultimi tempi dal governo, come il reddito di cittadinanza.

Il desiderio di Luigi Di Maio è di lavorare su un Movimento capace di muoversi da solo e, dunque, forte e autonomo dai legami: ‘Io voglio un Movimento autonomo, forte e protagonista, che si deve far valere di più nel governo e quindi cambiare passo. Non basta solo dirci che siamo il terzo polo o la terza via: quella è una posizione, non un’identità, l’identità si costruisce con i temi‘.

Come richiesta, anche Di Maio stabilisce un’unica grande condizione, uno dei punti d’incontro con l’antagonista Di Battista: ‘O si estromettono i Benetton o la concessione deve essere revocata subito‘.

Sul limite dei due mandati Di Maio ha dichiarato: ‘Manteniamolo, che è sacrosanto‘, nonostante pochi mesi fa avesse però tentato di aggirarne l’ostacolo, proponendo l’alternativa del ‘mandato zero‘. Sul piano europeo, Di Maio spinge, invece per un maggiore coinvolgimento, invitando i colleghi a un approccio più internazionalista: ‘Per rafforzarci credo che il M5S debba anche superare le ambiguità in ambito internazionale, entrare in una grande famiglia europea‘.

Dalle piazze ai palazzi

Scintille anche tra il presidente della Camera Roberto Fico e Alessandro Di Battista, seppure con riferimenti sottintesi: ‘Si parla molto di ritorno alle origini, ma secondo me è un po’ ipocrita ridurre a questo la riflessione sulle criticità di un Movimento, cresciuto tanto e molto in fretta‘.

Fico ha così ricordato la storia del Movimento, entrato ‘nelle istituzioni‘ e vivendo ‘le contraddizioni del passaggio dalle piazze ai palazzi, da opposizioni a forza di governo. Riconoscerlo non significa rinnegare le origini, ma evolvere tenendo fede all’essenza del progetto. Una comunità che si pone dubbi e cerca sintesi ha un futuro davanti a sé. Se vive di slogan e dogmi è statica e resta nel passato‘.

Costruire senza rinnegare

Fico punta così sul costruire senza rinnegare, un’evoluzione naturale senza tuttavia dimenticare le origini. Ma qualcosa nel ‘passaggio dalle piazze ai palazzi‘ sembra evidentemente essere andato storto e forse all’ammissione di colpa dovrebbe seguire un ricalibro dei principi interni.

Cosa c’è da aspettarsi però non è ancora chiaro. Tra i tanti punti condivisi si sono evidenziate anche molte differenze. Uno dei punti più dibattuti riguarda le alleanze: Di Maio e Crimi puntano sulle alleanze programmatiche, di parere opposto Roberto Fico, secondo il quale bisognerebbe, invece ‘proseguire il confronto con il centrosinistra con cui governiamo, anche a livello amministrativo‘.

Tra le ipotesi più certe rimane comunque la scelta di distaccarsi dalla figura del singolo rappresentate di partito e optare, invece, per un organo collegiale. Su come e da chi sarà composto però, rimane ancora poco chiaro.

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