In sella verso Palinuro

Dai piedi alle 2 ruote. A ZONzo con Outdoor andiamo nel Cilento pedalando. Sulla strada verso il mare, montiamo la sella da Ceraso fino a Palinuro

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Posiamo i cappellini e indossiamo i caschetti. Lasciamo i bastoncini ed impugniamo il manubrio. Per un giorno abbandoniamo gli scarponi da trekking e rubiamo le mountain bike. Oggi siamo ladri di biciclette in cerca del mare di Palinuro.

L’obiettivo questa settimana non è la vetta. Il nostro sentiero è la strada silente asfaltata, i nostri passi diventano i giri di pedale effettuati ogni minuto, il tempo impiegato dato dalla cadenza di pedalata.

Con le nostre 8 bike a petto in fuori sul tetto del pulmino, dopo una ruota bucata e una rottura di vetro di buon auspicio, partiamo alla volta del Cilento con la solita aria da gita scolastica. C’è chi parla da solo e chi con il compagno accanto che lo ascolta dormendo a bocca aperta. Perché si sa, “il mattino ha l’oro in bocca”. E noi loquaci Outdoorini ne abbiamo un giacimento.

Ritemprati dopo il lungo viaggio con banane e caffè nella “vivace” piazzetta di Ceraso, indossiamo la maglia rosa e montiamo la sella. A cavalcioni sulle ruspanti bike di Outdoor siamo pronti per il Gran Giro del Cilento: da Ceraso a Palinuro.

in sella verso Palinuro

Ci aspettano quasi 40 km di pedalate, lunghe salite e tornanti in discesa, scorci di mare improvvisi e borghi adagiati sulle colline che degradano verso il mare. Siamo nella terra delle meraviglie e a noi piace amarla in tutte le posizioni: dalle ciaspole al trekking, dalle bici ai kayak.

Partiti da Ceraso, paese non di ciliegie ma “dai tanti Nicola”, facciamo affidamento sulla forza muscolare delle gambe e sterziamo la ruota anteriore per iniziare la dolce salita. Ma la fibra muscolare non è uguale per tutti. C’è chi tiene testa come battistrada e chi indossa la maglia nera della coda.

Da scalatore a capitano, oggi seguiamo il “Pantani du’ Cilientu”, seguito dal suo gregario Mr. George, dal delfino Fil e dall’apripista Claire, che scollinano da Ceraso verso Santa Barbara.

Resta a ruota”, ultima nella rampa, dietro la scia dei suoi compagni, maglia nera con la sua pedalata rotonda che spinge e tira con armonia e con calma, allegramente, godendosi ora il paesaggio ora i compagni, tra una foto e un volo pindarico, posando gli occhi tra il cielo e il verde della strada. Con movimento rotatorio naturale e sincronia fra le due gambe, accoglie la strada cercando l’equilibrio fra muscoli protagonisti e antagonisti, ma soprattutto cercando di capire come funzionano le marce in salita e in discesa, collegate con le catene che regolano le 2 ruote!

Con questo dubbio amletico, voliamo verso Mandìa, nel cuore del Parco nazionale del Cilento. Giriamo le nostre ruote lungo la collina. Siamo a 510 m sopra il livello del mare, immersi nel verde di ulivi secolari e macchia mediterranea. Ci fermiamo ad una delle numerose sorgenti, a monte e a valle del paese, le cui acque sono da sempre potabili.

Gli anziani del posto seduti accanto sul muretto ci sorridono e, pur senza parlare, i loro visi “ci raccontano di questi luoghi”. Oggi avranno anche loro un racconto nuovo da portare a casa. Quello di Pantani e la sua squadra di volanti.

in sella verso Palinuro

Nelle corse ciclistiche, un traguardo volante è un traguardo intermedio posto lungo il percorso di gara. I nostri traguardi volanti, dopo Mandìa, saranno Rodio e soprattutto Pisciotta, tappa della corsa in cui ci verranno assegnati punti in natura per salire nella classifica. Traguardo posto in cima alla salita, Pisciotta sarà tappa fondamentale per il Gran Premio: quello della tavola. Il basilico varrà il doppio.

E se i corridori dopo aver superato il traguardo volante non si fermano ma proseguono la corsa senza interruzione fino all’arrivo, noi diamo onore al cibo e dignità al banchetto. La sosta cade proprio nell’ora di pranzo e noi, da rispettosi riconoscitori delle tradizioni cilentane, siamo intransigenti: per il pranzo a tavola si mangia tutti insieme!

A volte un traguardo volante viene disposto non dagli organizzatori della corsa, ma dal comune attraversato, da un’associazione locale o da uno sponsor. In tal caso, soprattutto in passato, spesso questi traguardi mettevano in palio i premi più disparati tra i prodotti alimentari tipici del luogo.

Il traguardo pisciottano del Simposio nel nostro caso viene disposto dal Colin Firth de noialtri, alias “Dottor Erre dalle mille e una casa”, specializzato in “recupero ossa rotte” del reparto “cadute e scivoloni maldestri”. I premi in palio sono nespole e limoni a cm 0: dall’albero alla cascetta. Sponsor ufficiale del gruppo lo “scarpariello” di Pantani in versione Leo Cracco.

in sella verso Palinuro

E dopo il doping dello spaghetto, abusiamo di sostanze locali dette anginetti morbidi, pericolosi biscotti di origine rodiana provenienti dal laboratorio artigianale della signora Maria – dove il Capitan Pantani ha fatto incursione per un attacco di fame compulsiva di “pinoniana memoria” – che mangiamo con sacrificio solo per aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni atletiche.

Ringalluzziti e allegri, tornati in sella ricomincia la danza. Pedaliamo lungo la strada che ci porta verso Palinuro e cantiamo a polmoni pieni. Respiriamo il frizzantino vento della primavera e la calda brezza del mare. Il profumo dei fiori nell’aria e nessun motore che inquina.

Scorriamo la strada e guardiamo le nuvole tra i rami. La bike è un deltaplano sull’asfalto che ci fa sentire liberi e leggeri. Siamo “energia in equilibrio e l’immagine visibile del vento” (cit. Cesare Angelini).

Sfioriamo la terra senza toccarla e tutti insieme puntiamo alla “Cima Coppi” del porto di Palinuro. Abbiamo trasformato tutte le calorie nella benzina per andare avanti. Abbiamo voluto la bicicletta, ed ora ci tocca anche il caffè.

“Non mi stanco ancora a stare sotto il sole,

a prenderti la mano, a dirti che ti amo.

Passeranno gli anni, cambierò colore,

ma io son sicuro che saremo ancora noi due..

Come l’asino ed il bue, come il bianco ed il nero,

come una bicicletta che vaaa..…

..Sopra la collina, in salita a fatica..

E poi giù come a planar tra mille girasoli

Tra tutti quei colori

Verso una piccola abbazia

Dove ogni giorno che vivrò ti sposerò…”

 

Ti Sposerò – Lorenzo Jovanotti Cherubini

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