Intervista esclusiva a Giorgia Berti: dalla fiction al teatro



Giorgia Berti
Immagine dal profilo Instagram ufficiale di Giorgia Berti

Zon.it ha incontrato in esclusiva la giovane attrice Giorgia Berti, tra i protagonisti della fiction “E’ arrivata la felicità” e attualmente in teatro con “Barbie Time”

La sua carriera di attrice è iniziata ad appena diciassette anni quando, nella fiction di Raiuno “E’ arrivata la felicità”, interpretava la terribile Bea, figlia di Angelica (Claudia Pandolfi) e parte di quella famiglia allargata creata dalla penna di Ivan Cotroneo che per due stagioni (tra il 2015 e il 2017) tanto successo di pubblico ha fatto registrare. Oggi Giorgia Berti è una splendida ventiduenne con le idee chiare (“Considero la recitazione il mio lavoro, non potrei farne a meno) e il ruolo di co-protagonista in uno spettacolo, “Barbie Time” di Guido Del Vento e Alessandro di Marco che si fa carico di instillare negli spettatori la necessità di una riflessione consapevole e senza pregiudizi su temi di stringente attualità: i diritti della comunità LGBTQ, l’omo-transfobia e, più universalmente, il diritto all’identità (non solo di genere).

L’intervista

La redazione di Zon.it ha incontrato Giorgia Berti dietro le quinte della data di “Barbie Time” a Nemoli (PZ) Ecco cosa ci ha raccontato.

Giorgia, la tua carriera è iniziata giovanissima con la fiction “E’ arrivata la felicità”. Possiamo dire che quindi la popolarità ti ha investita come un treno. Che esperienza è stata?

E’ giusto il termine che usi, “investita come un treno”. Sì, perchè io non avevo fatto mai niente prima di allora: recitare mi è sempre piaciuto, ho fatto un musical quando avevo 11-12 anni e poi a 17 anni mi è capitata questa opportunità incredibile. E sì, mi ha investito: pensa che non avevo idea di come si stesse sul set. Il primo giorno mi sentivo totalmente catapultata in un mondo che non conoscevo. Dicevo: -“Motore? Azione?, come funziona?-” Poi per fortuna ho incontrato delle persone meravigliose, la prima Claudia Pandolfi che interpretava la mia mamma, che mi ha aiutato tantissimo ad entrare in questo mondo speciale.

Invece in teatro è tutto diverso: anche il concetto di popolarità, se vogliamo, si fa più essenziale. Proprio perchè “essenziale”, e meno massificato, è il rapporto con il pubblico…

Sì esatto, la differenza principale è il rapporto con il pubblico che in televisione arriva dopo e non hai un’immediata percezione di come verrà recepito il tuo lavoro. Invece il teatro ti dà una soddisfazione immediata, incredibile. Il rapporto con il pubblico è molto più diretto. Anche se ora con i social anche quando giri una fiction il rapporto è diretto ed io la trovo una cosa bellissima: scrivo sempre, cerco di rispondere sempre a tutti su Instagram e mi piace molto condividere la mia vita. Però il teatro ti dà nell’immediato una sensazione di soddisfazione incredibile, che non so come altro definire.

Forse catarsi?

Sì, assolutamente. Io amo il teatro perchè ogni volta per stare sul palco ti devi spogliare di tutto quello che hai dentro: di tutte le tue ferite nascoste, le devi riaprire. E’ come riaprire in continuazione una ferita e farti vedere, aprirti totalmente, e alla fine sei libero.

Restiamo in metafora: quali ferite hai riaperto per dare vita a Gloria (il personaggio che interpreti in “Barbie Time?”)

Gloria è una ragazza un pò bambina, vede le cose con molta innocenza, anzi più semplicità. Lei vede l’anima delle persone: la sua amica Stella per lei è sempre stata Stella, non è mai stata Gerardo, per lei è sempre stato chiaro chi era. Quindi ho ritirato fuori la mia infanzia, perchè io da piccola non vedevo mai il brutto delle cose, le vedevo sempre così come erano; pure e semplici nella loro essenza. Poi crescendo purtroppo arrivano le complicazioni.

E le sovrastrutture…

Esatto. Ed è bellissimo interpretare questo personaggio così libero perchè a Gloria, permettimi il termine, non gliene frega niente.

“Barbie Time” è uno spettacolo importante, con al centro dei temi oggi attualissimi. Qual è, secondo te, l’importanza del teatro oggi, in un contesto così saturo di informazioni e opinioni?

E’ molto difficile questa domanda: per me il teatro è essenziale perchè il messaggio è molto più diretto. Il pubblico è lì davanti che ti guarda e gli attori recitano proprio davanti a te. Quindi secondo me lo spettatore è leggermente più portato a entrare nella storia, perchè se la vede scorrere proprio davanti agli occhi, molto di più che al cinema o in televisione. Il teatro è come un dipinto: lo vedi, torni a casa e ti rimane stampato in mente. Un’immagine immediata, di una schiettezza che secondo me è importante mantenere. E in questo senso amo anche film e fiction che sono reali, vere.

Quali sono i tuoi prossimi impegni, se già ci puoi anticipare qualcosa?

Per ora mi sto dedicando totalmente al teatro e poi ho deciso di proseguire i miei studi in Medicina. Se verrà una grande occasione ovviamente la coglierò anche in televisione, non vedo l’ora perchè mi è piaciuta tantissimo. Per me l’importante è recitare: una volta non era così fondamentale, lo consideravo un hobby. Da quando è diventato il mio lavoro, perchè adesso lo considero il mio lavoro, recitare è essenziale, fa parte di me e non potrei mai immaginare la mia vita senza.

“Barbie Time”: la trama

Nel camerino di uno strip bar, una sera come le altre, Stella (Antonio De Stefano) e Gloria (Giorgia Berti) si preparano per il loro solito show, incalzate da Tantaroba (Barbara Bricca), che lavora nel locale ma non balla più sul cubo. Azioni consuete, di sempre. Uno strato di cipria, glitter come se non ci fosse un domani, un rossetto spavaldo e aggressivo. Ballano, ridono e litigano, Gloria e Stella, amiche di una vita, amiche da sempre. Amiche da quando Stella ancora si chiamava Gerardo e combatteva con la sua famiglia per farsi accettare. Una lettera inaspettata dalla famigli di Stella, porta la ragazza a ripercorrere con la memoria i momenti salienti della sua vita che vediamo prender corpo sulla scena dietro un velo di ricordo e di rabbia, commozione, nostalgia e ferocia. Assistiamo così al passato della famiglia di Stella, ai suoi disperati tentativi di farsi accettare dai suoi genitori. La lettera contiene un invito, un tentativo di riconciliazione, forse, al quale Stella sembra non voler cedere. Saranno proprio Gloria e Tantaroba a convincerla ad accettare quella mano tesa che viene dal passato. In un finale inaspettato, tutti i personaggi di questa storia, semplice ma, a modo suo, straordinaria, saranno costretti a fare i conti con l’irrimediabile Tempo, divoratore implacabile di occasioni propizie e attimi fuggenti. Uno spettacolo comico e toccante per riflettere sulla diversità, l’accettazione dell’altro, gli affetti familiari.

Completano il cast Martina Montini (mamma Margherita) Armando Quaranta (Papà Salvatore) e Sarah Nicolucci (Zia Imma)

 

 

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