Ius soli: quando lo sport supera la politica



ius soli

Con il provvedimento sullo ius soli il mondo dello sport si riscatta sul territorio nazionale. Dal 16 febbraio 2016 i minori nati o residenti in Italia saranno tesserabili come i nazionali

Dopo le diverse pessime figure rimediate dal mondo del calcio sul tema razzismo, il mondo dello sport si riscatta agli occhi della penisola con un provvedimento talmente innovativo da anticipare, e superare, addirittura l’intero ambito istituzionale. Le federazioni presenti nel nostro Paese hanno decretato unitariamente l’entrata in vigore dello ius soli in ambito sportivo.

 

In pratica, per quanto riguarda i minori stranieri nati o residenti in Italia, dal 16 febbraio 2016 ci sarà la possibilità di tesserarli come qualsiasi altro cittadino italiano.

A questa rivoluzione copernicana sportiva si affianca, però, l’impossibilità di raggiungere la maglia azzura fino alla maggiore età in base alla disciplina vigente sulla cittadinanza.

Il provvedimento sullo ius soli, rivoluzionario dati i tempi biblici presenti in Italia, permette di scardinare due barriere, considerate insormontabili fino ad oggi, inerenti sia l’ambito sportivo che quello prettamente politico.

Considerando l’ambito sportivo, si è riusciti a compire un “triplo salto” in avanti ponendo un vero e ius soliproprio freno alle alle polemiche nate sui tesseramenti nel calcio e, allo stesso tempo, mettersi in linea con alcune federazioni che avevano già raggiunto questo obiettivo da anni(vedi la Fpi, Federazione Pugilistica italiana).

Da questo punto di vista, inoltre, si raggiunge un livello di maturità (sportiva) tale da permettere all’Italia il salto di qualità che altre nazionali hanno effettuato in precedenza(vedi la Germania con Khedira e Ozil nel calcio e Schroeder nel basket).

Facendo riferimento all’aspetto politico, invece, ci sono due considerazioni da fare.

La prima riguarda il totale ritardo sull’argomento della politica italiana, in cui, ignorando totalmente sia la visione di una nazione in continuo cambiamento che le situazioni anomale presenti, l’argomento è stato trattato con tanta leggerezza da far affondare qualsiasi tipo di azione da almeno venticinque anni a questa parte.

La seconda, invece, investe anche l’ambito della convocazione in nazionale: in base alla normativa vigente, non essendoci una vera e propria disciplina sullo ius soli, i giocatori nazionali sono considerati apolidi e quindi non “arruolabili” nè dal team azzurro nè, tantomento, da qualsiasi altra squadra nazionale.

La voglia di crescere e di confrontarsi con la realtà ha permesso allo sport, come spesso accade, di anticipare e addirittura superare la politica.

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