Sergio Staino e Andrea Romano, i nuovi direttori de L'Unità

L’Unità dopo la disastrosa esperienza D’Angelis si affida al duo Staino-Romano. L’ennesimo cambiamento al vertice mostra, però, quanto poco sia rimasto del giornale voluto da Gramsci

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Il 12 settembre del 1923, su proposta di Antonio Gramsci al Comitato esecutivo del PCdI, nasce l’Unità- Quotidiano degli operai e dei contadini.

Uno dei presupposti della nuova rivista era quello di “non  avere alcuna indicazione di partito” ed “essere un giornale di sinistra”.

Sergio Staino e Andrea Romano, i nuovi direttori de L'Unità
Sergio Staino e Andrea Romano, i nuovi direttori de L’Unità

Queste due caratteristiche, come quella di essere l’organo degli operai e dei contadini, negli anni iniziarono ad affievolirsi e, arrivando ai giorni nostri, sono state sostituite da ben altre logiche che hanno scansato in pochi attimi l’intera idea gramsciana.

Infatti, a partire dalla rinascita datata 30 giugno 2015, il quotidiano si è distinto più per le cadute di stile (vedi le false notizie pubblicate e mai smentite dopo la scoperta), l’eccessivo spostamento al centro e la fedeltà assoluta alle scelte della maggioranza di partito che per il contributo all’informazione italiana.

Dopo il fallimento della gestione D’Angelis, condito dai ritocchi grafici che hanno snaturato totalmente il giornale, è stata presa la decisione di cambiare totalmente rotta in vista del referendum costituzionale di novembre/dicembre.

Con due miliardi di debiti sulle spalle (frutto di un’ingegnosa campagna che ha prodotto esclusivamente un vertiginoso calo delle vendite), è stata affidata la direzione ad una coppia, alquanto particolare, formata da Sergio Staino e Andrea Romano.

La strana coppia toscana (fumettista, ora renziano ma dalemiano e bersaniano della prima ora in precedenza, il primo e cultore di Monti, eletto con Scelta Civica prima di passare al Pd, il secondo) avrà il duplice compito di rimettere in riga l’intera redazione, in vista del cruciale appuntamento confermativo del Ddl Boschi, e gestire la complicata situazione interna al giornale.

Per quanto riguarda il primo punto, il compito primario dei due nuovi direttori della testata sarà quello di sostenere attivamente il Sì al referendum, sfruttando maggiormente il web per raggiungere lo scopo.

Vedendo i profili dei due, da sempre pochi inclini al “politcally correct”, ci si aspetta sicuramente una campagna dura e senza esclusione di colpi al fine di pubblicizzare quanto più possibile le regioni del Sì in barba alla stessa salute dell’Unità.

Analizzando, invece, il secondo elemento, la situazione sembra essere più critica sia per quanto riguarda i nuovi investitori che per i collaboratori del quotidiano.

Infatti, mentre da un lato si cercherà di trovare nuove risorse con la collaborazione di Chicco Testa, rientrato nel progetto con il ruolo di Presidente di Unità srl, dall’altro si cercherà in ogni modo di arginare la protesta di 35 giornalisti che, insieme agli altri 30 “epurati” dalla scorsa gestione, rischiano il posto in redazione.

Anche in questo caso, facendo esattamente l’opposto di ciò che predicava il fondatore del giornale, sarà applicata, quindi, la “volontà del capitale” senza alcuno scrupolo per coloro che hanno permesso all’Unità di sopravvivere nell’ultimo periodo.

L’indifferenza, e la totale cecità verso il passato, continua a dominare l’ambiente democrats e, andando contro tutti quei principi che dovrebbe essere più familiari, si cerca sempre di più di prevalere senza badare alle conseguenze sugli altri.

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