Polonia
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Vedere una nazione ripiombare nell’oscurantismo fa molto male. In Polonia, le donne sono scese in piazza e con loro tutta la libertà

In Polonia, le proteste non si sono mai fermate. È dal 22 Ottobre che le donne polacche urlano il loro dissenso per la legge contro l’aborto. Una legge che fa ripiombare lo stato, membro dell’Unione Europea, in uno stato di oscurantismo ai limiti dell’assurdo. Marta Lempart, ideatrice del movimento Women’s Strike, ha suscitato un moto di rabbia nei confronti delle leggi emanate dal Governo; ora in tutta Europa si parla di questo movimento come simbolo di libertà e della lotta per i diritti delle donne.

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Il caso

Oggi è attesa in tutta la Polonia una mobilitazione nazionale per protestare nei confronti della legge sull’aborto. Con ordine. Il 22 Ottobre scorso, il Tribunale costituzionale ha emesso una sentenza che riduce ulteriormente l’accesso all’aborto legale nel paese che, insieme a Malta, ha la legge sull’aborto più restrittiva d’Europa. Cosa significa? Le donne non potranno interrompere la gravidanza anche in caso di patologie gravi del feto o della donna. La legge è entrata in vigore il 27 Gennaio e il giorno stesso sono scese in 51 città polacche le donne per protestare. Oggi, appunto, ne è prevista un’altra. È una legge che spaventa le donne polacche, ma in realtà dovrebbe spaventare l’intera Europa, perché con questa legge potrebbe essere vietato l’aborto anche in casi di incesto o stupro. Una via verso il Medioevo.

I medici che forniscono assistenza alle donne rischiano 3 anni di prigione. “L’annuncio è il risultato del deliberato smantellamento dello stato di diritto in Polonia”, si legge in una nota stampa della IPPF, Federazione internazionale per la pianificazione familiare. “Il presidente e tre dei giudici del Tribunale costituzionale sono stati nominati illegalmente e politicamente per dirigere le decisioni di questo organo cruciale. La Polonia si trova in un limbo giuridico. L’annuncio non può essere considerato un atto legale”. E solleva il tema delle responsabilità dell’Unione Europea: “Il popolo polacco ha bisogno che l’UE aiuti a sostenere lo stato di diritto e la democrazia nel suo Paese.”

Opinione di un ex-Erasmus

Quando decisi di partire per l’Erasmus e raccontavo che la meta scelta fosse Varsavia, tutti i miei conoscenti mi guardavano con sospetto. La Polonia è nel nostro immaginario, pieno di pregiudizi, un Paese arretrato ancora in via di sviluppo distrutto da una guerra non troppo lontana e piegata dal comunismo della vicina Russia. Spaventata da mille luoghi comuni, sono arrivata in una città bellissima, moderna all’avanguardia e che mi ha accolto senza mai farmi sentire completamente estranea.

Sicuramente la mia italianità era visto con un occhio di riguardo dai polacchi da sempre innamorati dell’Italia. Certo i miei amici turchi, tedeschi, greci non se la sono passata meglio. Sguardi cupi sui tram, risposte poco gradite, e una voltà di parlare solo la loro lingua hanno accompagnato questa esperienza. Io, personalmente, ho un bel ricordo della Polonia legato alle tante persone che ho incontrato. Ovviamente c’è un abisso di differenza tra le vecchie e le nuove generazioni: i primi nazionalisti, chiusi e poco popensi agli stranieri mentre i secondi aperti, con voglia di viaggiare, di esplorare e una conoscenza dell’inglese invidiabile.

Ed è proprio a loro che rivolgo il mio pensiero: come faranno i giovani polacchi ad accettare quello che sta accadendo alla loro Nazione, ma soprattutto come può l’Europa assistere a questi scempio della libertà e non agire?

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