La resa dei conti prima dell’Election Day



la resa dei conti

La resa dei conti prima dell’Election Day è andata in scena notte da Las Vegas e questa volta i due candidati hanno lasciato il fairplay a casa. Trump e la Clinton non si sono stretti la mano né all’inizio né tantomeno alla fine del dibattito

La resa dei conti è arrivata questa notte, nella capitale degli eccessi, nella città più finta del globo, Las VegasMai location fu più adatta per mettere in scena un teatrino già visto, ma che la scorsa notte ha toccato il suo apice, con i due candidati che hanno lasciato il fairplay a casa e hanno scelto di aggiungere un ulteriore motivo di preoccupazione nell’elettorato già sufficientemente provato da questa campagna elettorale. Trump ha già chiarito i suoi dubbi circa la legittimità di questa consultazione elettorale e ha ufficialmente comunicato che potrebbe non accettare il risultato, semmai dovesse essere a lui sfavorevole. Certo, questo terzo e ultimo dibattito ha visto un netto miglioramento del candidato repubblicano, che pare finalmente aver imparato a controllarsi un minimo rispetto alla prima volta, ma comunque i soliti sondaggi a caldo danno ancora una volta in vantaggio Hillary, inequivocabilmente.

A quel punto la resa dei conti è diventata dichiaratamente una rissa, ovviamente verbale, con il repubblicano che ancora una volta ricordava agli elettori la pluriennale presenza della Clinton sulla scena politica senza avesse effettivamente combinato niente di buono, il che è rimane comunque un argomento debole considerando che, come ha ribattuto Hillary “io lavoravo al fianco di Obama per la cattura di Bin Laden, tu facevi il conduttore dello show televisivo The Apprentice”. Poi ancora gli scandali sessuali, l’offesa alle minoranze, le email nascoste della Clinton e altri attacchi personali che ben poco avevano di concreto e che ancora una volta hanno lasciato senza una idea precisa sul programma elettorale di entrambi. 

La resa dei conti vera, però, si avrà l’8 novembre, giorno dell’election day, ma comunque bisogna riconoscere a Trump già la capacità di incutere un giusto terrore nelle persone. La minaccia di non accettare il risultato, in caso di sconfitta, sta infatti contribuendo a creare attorno a queste elezioni un’aura tetra come non si erano mai viste nella storia americana e questa prospettiva terrorizza gli elettori e l’intera classe dirigente più di quella in cui lui va a braccetto con Kim Jong-un.

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