Lavoro: aumentano i licenziamenti. In calo gli inserimenti a tempo indeterminato



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Lavoro: aumentano i licenziamenti. I contratti a tempo determinato non sfociano in assunzione a causa della riduzione degli incentivi fiscali

Lavoro: aumentano i licenziamenti. Le comunicazioni periodiche del ministero del Lavoro certificano un forte calo delle attivazioni contrattuali (ben il 29%) rispetto alle cessazioni. 2,45 milioni i contratti di lavoro attivati nel secondo trimestre del 2016, mentre ben 2,19 milioni sono state le cessazioni.

I licenziamenti sono stati 221.186, 15.264, in aumento di ben il 7,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ma, di contro, sono diminuite le richieste di cessazione del rapporto da parte del dipendente, con un calo vicino al 25%.

Una buona notizia però c’è. E’ stato registrato, infatti, un calo del 10,3% delle chiusure contrattuali cagionate dalla cessazione dell’attività del datore di lavoro. In calo, inoltre, le dimissioni da parte del dipendente (con un calo del 23,9%) e i pensionamenti (-47%), probabilmente a causa dei nuovi requisiti per la pensione che sono entrati in vigore quest’anno. Ma tra le domande di pensionamento quelle inoltrate dalle donne risultano in stallo, con un -64,9%, sempre rispetto al secondo periodo dell’anno precedente.

La crisi è forte, e la riduzione degli incentivi fiscali legati alle assunzioni a tempo indeterminato è stata la causa principale del calo che è stato registrato. La scadenza dei contratti a tempo determinato non sfocia in una assunzione stabile e nel secondo trimestre del 2016 le attivazioni contrattuali a tempo indeterminato sono state 392.043, ben 163099 in meno, con un calo percentuale del 29,4%.

Il dato in questione prende in considerazione tutti i comparti del lavoro dipendente, compresi i contratti di collaborazione, i lavoratori agricoli e i collaboratori domestici. Numerose le reazioni del mondo politico, a cominciare dall’ex ministro Brunetta, che ha commentato “Jobs Act dei miei stivali”.

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