Le classi del ’99, la Grande Guerra e le nuove trincee

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I nati del ’99, a cento anni di distanza, si trovano, loro malgrado, su un Fronte. In trincee totalmente diverse. Tra Grande Guerra e Jihad

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Giusto un secolo fa i nostri bisnonni combattevano una guerra, la Grande Guerra, che si rivelò inaspettata. Nella durata, nei concorrenti, nella strategia. Si pensava dapprima ad una guerra lampo, tra pochi paesi europei e che si risolvesse in poche battaglie a viso aperto. In realtà durò 4 anni, fu una guerra di trincea e diventò mondiale. Fu così logorante che ad un certo punto, per creare nuovi reparti, chiamarono al Fronte la classe del ’99 (del 1899!). Ragazzi diciottenni, appena alzati dai banchi di scuola. In Italia andarono a costituire la nuova linea del fronte, che dopo Caporetto, si assestò sull’altopiano di Asiago, sul Piave. E forse fu una mossa indovinata se da quel momento in poi la guerra ebbe un’inversione di tendenza.

All’epoca spostarsi da una Regione all’altra era un viaggio di tutto rispetto. A tal punto che un abruzzese giunto in Veneto veniva considerato uno straniero. Figuriamoci un siciliano. Era un viaggio talmente difficoltoso ed arduo che non trova paragoni con i tempi che viviamo.

Oggi un ragazzo compie il suo primo viaggio in Europa con una certa facilità. Viaggiare in Europa è diventato così semplice che nelle meravigliose capitali può convenire stare anche solo due giorni. Capita che, alzandosi dal banco di scuola, per premiarsi dell’esame di maturità si vada a Parigi, a Londra o a Barcellona. La classe del ’99 (del 1999!) si ritrova cosi, inaspettatamente, nei luoghi che sono il Fronte di una nuova guerra. Una guerra subdola, asimmetrica, per certi aspetti imponderabile. Una guerra senza trincee scavate lungo confini definiti. Le trincee di oggi sono i ponti sul Tamigi, il lungomare di Nizza, gli Champs Elysees a Parigi. Le trincee sono nelle Ramblas, al centodecimo piano di un grattacielo di New York, nella platea di un concerto. Trincee nella quali si trovano i ragazzi del ’99. Impreviste ed imprevedibili.

Ai ragazzi del ’99 dico non arrendetevi. Facciamo che non sia un’altra Grande Guerra.

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