Lucio Dalla

Da Bologna ai cinema di tutta l’Italia, in ricordo di Lucio Dalla

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“Ma sì, è la vita che finisce / ma lui non ci pensò poi tanto, / anzi si sentiva felice / e ricominciò il suo canto”

(Lucio Dalla, Caruso)

 

Il 1° marzo 2012 ci lasciava Lucio Dalla, immenso cantautore, musicista e attore. Stroncato da un infarto all’età di 68 anni, in un hotel di Montreux, la cittadina svizzera dove si era esibito la sera prima. È il suo compagno Marco Alemanno il primo a scoprire la disgrazia, pochi minuti dopo l’accaduto.

Il funerale si celebra il 4 marzo. Il rito funebre osserva la liturgia tradizionale, senza nessuna canzone del cantante. L’unico strappo alla regola è la lettura di una sua canzone, “Le rondini”.

Dopo il rito, le spoglie del cantante vengono sepolte nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna nel campo 1971. Sembra di sentire ancora la sua voce: “E se non ci sarà più gente come me, voglio morire in Piazza Grande”.

La famiglia ne fu sconvolta, il mondo dello spettacolo anche. Non si è perso solo un grande artista, ma anche un grande uomo.

Oggi, a tre anni di distanza, Dalla non è dimenticato.Lucio Dalla

La Fondazione Lucio Dalla ha organizzato una rassegna intitolata “A casa di Lucio”: racconti dal vivo, proiezioni di materiali video inediti e rarissime interviste radiofoniche, ma soprattutto le sue più grandi canzoni interpretate da amici-artisti proprio all’interno del luogo che Lucio Dalla amava di più: casa sua. L’abitazione di Dalla, in via d’Azeglio, sarà infatti aperta al pubblico dal 2 al 4 marzo prossimi.

E proprio il 4 marzo sarebbe stato il 72° compleanno del cantante, oltre a essere il giorno che ha dato vita a una delle sue canzoni più belle, 4 marzo 1943.

I fortunati visitatori potranno quindi conoscere meglio la vita e la storia di Dalla grazie alle esibizioni dei suoi amici, tra cui Ornella Vanoni, che canterà accompagnata al pianoforte da Samuele Bersani.

Ma non finisce qui: arriva nelle sale italiane dal 4 marzo il docufilm su Lucio Dalla dal titolo Senza Lucio, una produzione Erma Films per la regia di Mario Sesti.

È il racconto di Lucio Dalla attraverso gli occhi di chi gli è stato più vicino negli ultimi dieci anni, Marco Alemanno.
Il compagno di Lucio racconta: “Tutti conosciamo Lucio Dalla, non solo irripetibile autore e musicista, ma anche personaggio pubblico che ognuno, almeno a partire dagli anni ’70, sente come mito o compagno di strada, come icona di creatività, ironia e libertà, ma anche un po’ come parte della propria vita e della propria famiglia”.

Il film è anche la mappa dei luoghi del mondo del cantautore: Bologna ovviamente, ma anche Manfredonia, le Isole Tremiti, la Sicilia dell’Etna e di Milo. Con le voci di chi con lui ha collaborato e lo ha conosciuto meglio, come Paolo Nutini, Renzo Arbore, Piera Degli Esposti e molti altri.

Senza Lucio un sentimento condiviso: la malinconia.

Come tutti i suoi amici raccontano, Lucio Dalla era soprattutto un uomo fuori dal comune. “Basso, tozzo e peloso” lo definivano, ma anche “Un arguto conversatore”, “Mai invidioso, sapeva lavorare con gli altri e per gli altri” e “Di gran cuore”.

Per più di quarant’anni la sua ironia, la sua sfrontatezza (“Vi do due ore, due ore al massimo, poi sulla testa vi piscerei! Sulle vostre fabbriche di missili…”) e, paradossalmente, il suo senso di solitudine, hanno accompagnato le vite di centinaia di persone.

La sua assenza ha lasciato un enorme vuoto nelle persone a lui più care e nella gente comune che ha imparato a conoscerlo attraverso le sue canzoni, un vuoto che ancora oggi non si sa come colmare.

“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. Da quando sei partito c’è una grossa novità, l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”.

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