Luigi De Crescenzo - Juoc e mare
Immagine da comunicato

ZON.it ha incontrato Luigi De Crescenzo per parlare del suo nuovo singolo “Juoc e mare” e tanto altro. Pronti a scoprire l’intervista?

Da qualche giorno è disponibile in digitale (clicca qui) il nuovo singolo “Juoc e mare” di Luigi De Crescenzo, un giovane artista che, fin da piccolo, è cresciuto in una famiglia in cui la musica è sempre stata al primo posto. Dopo aver fondato insieme a Giorgio Sbordone e Davide Esposito la band “Naea“, nel 2019, il gruppo ha presentato il singolo “Quello che c’è” alla finale del “Premio Mia Martini 2019“. Dopo aver concluso l’esperienza con i “Naea”, Luigi De Crescenzo ha intrapreso una carriera solista arrivando alla pubblicazione del brano che oggi vi presenterò: “Juoc e mare”. In questa bellissima chiacchierata abbiamo parlato non solo della sua musica ma anche dei pregiudizi, della famiglia, dei live e tanto altro.

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Com’è nato il brano “Juoc e mare”?

“Siccome sono di Napoli, per me il mare non è solo “il mare”. Nel tempo mi sono reso conto che è molto simile alla vita: a volte ci conforta e a volte ci travolge, l’importante è cercare di prevenire ciò che potrebbe succedere. Il mare è un mio punto di sfogo, mi piace starci di fronte proprio perché amo guardare l’orizzonte: è come se gli occhi non avessero barriere, mi sento piccolo lì in mezzo. Il gioco del mare è simile al gioco della vita.

Cosa cerchi di trasmettere con questo primo singolo?

Sono una persona a cui non piace stare al centro della scena, solitamente preferisco stare in disparte ad osservare. Siamo tutti bravi a dire le cose giuste e pensare nel modo giusto, ma alla fine nessuno mette in pratica ciò che dice. Spesso siamo condizionati dalle voci della gente ma con “Juoc e mar”, esorto a non sopprimere la voce per paura del giudizio altrui, ma al contrario, invito a dare libera espressione alle nostre sensazioni e ai nostri pensieri. Bisogna essere più forti dei pregiudizi. Non bisogna vivere con il “se”.”

Ti sei mai sentito intrappolato dai pregiudizi della società?

Assolutamente sì, penso che un po’ tutti lo abbiamo subito. Ci sono voci che entrano dentro e inizi a metterti in dubbio. La forza sta nell’avere la “pazzia” di seguire ciò che a te piace. Vengo da una famiglia in cui è possibile fare musica, o meglio, vivere di musica, ma se guardi chi ti circonda ti senti un pesce fuor d’acqua. Provi a fare ciò che fanno loro ma non duri più di due mesi.

A proposito di famiglia, spesso in ambito dello spettacolo il cognome fa peso. Prima di cominciare un percorso, tutti si sentono in dovere di trovare paragoni, cosa ne pensi?

Inizialmente cercavo di scappare, in senso buono si intende. Non ho mai cercato di sfruttare il mio cognome (suo zio è Eduardo De Crescenzo ndr) o riproporre il suo repertorio. Io faccio musica perché lo sento. Lui è lui. È il mio mito, però cerco di avere un mio percorso. Ho rifiutato tante offerte pur di cercare la mia strada. L’importante è essere sempre sinceri. Le persone si accorgono se fai una cosa per attirare consensi oppure la fai perché la senti realmente dentro di te.

All’interno del tuo brano ho colto diverse sfumature che rimandano allo stile di Pino Daniele…

“Sì, lui più di tutti è stato il mio mentore perché ha mille colori. Non è neanche tanto Napoli che ha mille colori, quanto Pino che ha mille sfaccettature. A livello musicale mi ha dato tanto, Pino è tutto. Possiamo anche non uscire dalla nostra terra che tanto abbiamo un mondo di suoni perché Pino ha portato nel nostro territorio tanti sound differenti: ci ha permesso di “essere ignoranti” su quello che capitava dall’altra parte del mondo perché “tanto lo portava lui in Italia”. Straordinario.”

Il mercato discografico sta soffrendo il non poter presentare live gli album. Pensi che il tuo vedrà la luce nel 2021?

Lo spero perché c’è la voglia di scrivere cose nuove. Il mio album è pronto da un anno, ho difficoltà a scrivere cose nuove perché non ho compiuto quello che ho fatto. Vorrei portarlo alla luce nel modo giusto, non solo la riproduzione sul cellulare. Spero che quando uscirà l’album potrò suonarlo dal vivo

Negli artisti la parte fondamentale, e allo stesso tempo la più bella, è la dimensione live…

“Si, esatto. L’album prende vita. Un conto è ascoltare un disco su una piattaforma un conto è il live. Giovedì farò una diretta in cui suonerò il mio primo singolo. So che non è la stessa cosa ma almeno lo farò ascoltare. Dovevo suonarlo in studio ma con la zona rossa gli studi di registrazione sono chiusi. Siamo molto limitati.

Nell’album ci saranno solo brani in napoletano?

“Ci saranno anche brani in italiano anche se non tutti i testi sono i miei. La produzione artistica invece l’ho curata io. Finalmente ho portato i suoni più vicini a me, e spero che usciranno in blocco e non a singoli

Ultimamente su Spotify ci sono più singoli che album, perché accade questo?

Non potendo seguire il disco come si vorrebbe, conviene far uscire i singoli. Noi abbiamo necessità di suonarli per farli conoscere a più persone, ma spesso si fanno uscire i singoli per poter rimanere e per poter sopravvivere in questo periodo. Non si può scomparire.

Ho due curiosità, la prima riguarda la partecipazione ad un talent. Ci hai mai pensato?

No, ma non dico che è una cosa che potrei escludere. Mai dire mai. A me piace stare più “dietro” anziché passare direttamente da 0 a 100.

La seconda riguarda un ipotetico duetto: c’è un artista con il quale ti piacerebbe duettare?

Niccolò Fabi è un grande comunicatore tant’è che questo disco è stato curato dal suo ingegnere del suono. Niccolò riesce a far intrecciare molto bene la scrittura non dimenticandosi della musica. Sarebbe molto bello duettare con lui, è il numero uno in Italia

Uno degli artisti più sottovalutati del panorama musicale italiano…

Lui non caccia la hit, non è nazional-popolare, se prendiamo i suoi primi dischi e li confrontiamo con gli ultimi, c’è una grandissima evoluzione. Cerca sempre di portare cose nuove con un’ottima scrittura. Da musicista mi cade l’orecchio più sul suono che sul testo, lui invece no, riesce a far coincidere perfettamente le due cose. È il numero uno in Italia

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