Clinica Macchiarella, macchia sui chirurghi in nero



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Immagine tratta dal sito della clinica.

Il nero sta bene con tutto, tanto che spesso fa assonanza anche col lavoro.
Ma per quanto di moda, nel lavoro nero non c’è eleganza, tanto più in una struttura convenzionata con l’ASL come la Clinica Macchiarella.

Provoca parecchio rumore lo scandalo che ha colpito la Clinica Macchiarella di Palermo – un’eccellenza della sanità palermitana convenzionata con il servizio nazionale regionale.
A portare sotto inchiesta Biagio Macchiarella,  socio della casa di cura, e Giovanni Barbaro, direttore sanitario della stessa, con altri tre medici, è il sospetto che questi ultimi abbiano truffato il servizio sanitario nell’esercizio dell’attività di extramoenia.

sciopero macchia clinica macchiarella clinica medici chirurghiSembra che alcuni chirurghi abbiano lavorato in nero presso la clinica: i nomi degli indagati sono  Antonio TateoSalvatore Pedone e Guglielmo Sirna Terranova.
Dalle ricostruzioni risulterebbe che durante una mastoplastica, insieme al chirurgo plastico Tateo, fossero presenti anche i colleghi Pedone e Sirna Terranova, non autorizzati dalla loro Azienda Sanitaria Provinciale di riferimento, quella di Trapani, e nemmeno registrati nella cartella clinica della paziente e, tanto meno, annotati nei registri della sala operatoria.

Per venire a capo della faccenda, non sono bastate le svariate ore di ispezione nella clinica ad opera dei NAS, nè gli interrogatori da parte degli stessi e dei magistrati.

I dirigenti della Clinica Macchiarella (Barbaro) respingono le accuse con un semplice: “di questa storia non ne sapevamo niente, specificando però che sapevamo che Tateo lasciava presenziare agli interventi i suoi discepoli per aggiornarsi”.

Diverso altro materiale è al vaglio degli inquirenti per verificare che questo in parola non fosse l’unico caso in cui i tre medici erano presenti senza alcuna autorizzazione.

La situazione è molto complessa, si pensi non tanto alle problematiche etiche del caso, quanto piuttosto alla privazione di ogni minima garanzia all’assistito.
Se le indagini confermeranno che i medici dell’ASP Trapani partecipavano all’intervento, l’assenza dei loro nomi negli adeguati registri significa, per la paziente, il non potersi rivalere in alcun modo nel caso di eventuali problematiche suscitate dall’intervento: come sappiamo, ogni intervento chirurgico è estremamente delicato e per quanto semplice e di routine, l’esito non è mai scontato.

Se tra il personale in sala ci sono degli abusivi, cioè persone la cui presenza non è registrata in alcun modo su moduli formali, quale garanzia c’è per il paziente – o i suoi familiari – per un’eventuale accertamento di responsabilità?

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