Renzi Conte Crisi di Governo
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Renzi resta ambiguo con il suo stesso Governo, e lo dimostra anche nel voto per la Manovra. E intanto Salvini lo tifa

Chi aveva visto più lungo ha già delineato la situazione da molto tempo. Certo è che, indubbiamente, mai gli italiani si sarebbero aspettati tanta ipocrisia dalla politica italiana. Perché il Governo è minacciato da due fronti, uno interno e uno esterno, ma paradossalmente nessuno dei due fa così tanto da stoppare le avanzate e le iniziative. Matteo Renzi e Matteo Salvini. I due “Mattei”. Accomunati entrambi dalla stessa smania di poter valere qualcosa. Accomunati entrambi dallo stesso destino di semplici incomodi.

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Ciò che ci si chiede, effettivamente, è come facciano entrambi a godere ancora di una buona credibilità. Sebbene Renzi abbia dimostrato a più riprese di voler essere l’anima separatista dell’esecutivo, ha poi, in modo perpetuo e fisso, dimostrato di cedere inesorabilmente alle pressioni (e al buon senso) operato dalle scelte di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Di contro, anche l’altro Matteo, Salvini, alla fin fine ha solamente dimostrato (come fece, tra l’altro, anche in sede di Governo appena due anni fa) di essere molto bravo con le chiacchiere, come i suoi colleghi di centrodestra che poi si sono piegati.

E la cosa più paradossale in assoluto non è nemmeno questa. Per chi ha buona memoria, non è difficile ricordare di quanto l’ex proprietario e segretario del Partito Democratico fosse praticamente osteggiato in modo insistente proprio dal segretario leghista ogni giorno. Ora la situazione non solo sembra essersi capovolta con fare quasi vomitevole, ma addirittura sembra che Salvini voglia tendere la mano al buon Renzi per il suo unico obiettivo: quello di diventare capo del Governo. Peccato, però, che dal centrosinistra si nicchi a questo nuovo Patto del Nazareno.

Un uomo solo

In poco più di un anno e mezzo, la situazione di Matteo Salvini si è radicalmente capovolta. Ora il leghista non ha più un porto a cui aggrapparsi (che prima era rappresentato dal centrodestra, ora sempre più in rovina), e addirittura anche dall’opposizione (Renzi) negano i canali. Sembra proprio che il leader della Lega sia rimasto un uomo solo, un predicatore nel deserto che dal punto di vista della dialettica spende e spande e poi dopo resta ingabbiato. Giorgia Meloni ormai fa partito a sé, consapevole della sua forza crescente e del fatto che, se continua la sua crescita, potrebbe effettivamente diventare la prima donna a capo del centrodestra.

D’altro canto, invece, c’è Berlusconi e la sua Forza Italia che sono sempre più restii a seguire la linea sconsiderata del Capitano. Questi, infatti, hanno da sempre ribadito la loro indipendenza rispetto a dei piani davvero sconclusionati, che da un lato mirano ad emanciparsi dal demonio targato Europa e dall’altro, invece, prendono i finanziamenti pubblici dati dall’Europa stessa. Quest’ambiguità ha creato una specie di gioco perdi-perdi per il buon Salvini, che ora non sa più che pesci prendere. Ed infatti, si sta piegando in maniera alquanto assidua alle direttive del Governo nelle sedi opportune (con Renzi). Il leghista è stanco.

Dunque, a questo punto, l’ambiguità e l’ipocrisia, almeno di facciata, trionfano. Il problema, poi, viene quando i fatti e i nodi vengono al pettine. E lì, diventano tutti quanti umili servitori dello Stato senza colpo ferire. Un’opposizione che, onestamente, lascia il tempo che trova e che ha il peso specifico di una piuma. Non serve fare la voce grossa in TV per legittimarsi e dare una scossa agli elettori. Serve di più. Serve un piano ben preciso e una mentalità molto più estesa e aperta che pensi già al futuro. Ma, da sempre, si sa, ai partiti personali interessa capitalizzare nell’immediato.

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