4 Dicembre 2017 - 15:52

L’intervista a Massimiliano Palumbo “O’ Panzerotto” di Gomorra 3

massimiliano palumbo

Il salernitano Massimiliano Palumbo, “O’ Panzerotto” del nuovo clan dei talebani in Gomorra 3, si racconta in un’intervista a Zon.it

La lotta dei clan, dopo la morte di Don Pietro Savastano, da Scampia e Secondigliano si sposta al centro storico, diffondendosi a macchia d’olio. Nella terza stagione di Gomorra emerge il clan dei talebani. Il salernitano Massimiliano Palumbo, che nella serie interpreta “O’ Panzerotto”, ci ha raccontato la sua esperienza sul set.

Che personaggio interpreti nella terza stagione di Gomorra?

Il mio personaggio si chiama O’ Panzerotto e fa parte del nuovo clan dei Talebani, guidato da Enzo Sangue Blu. È un personaggio pacato e freddo, rozzo e grosso, molto grosso rispetto agli altri componenti, con un gran senso dell’amicizia.

Come descriveresti la tua esperienza sul set?

È stata un’esperienza intensa e formativa. Intensa perché i tempi di un set possono essere lunghi e molto serrati, puoi aspettare ore in un camerino o girare la stessa scena per 6/7 ore di fila. Formativa perché lavori con grandi professionisti come Marco D’Amore, dal quale ho cercato di imparare tutti i trucchi del mestiere, ma anche dai cameraman, aiuto registi, truccatori e tecnici puoi imparare molte cose. Quando si lavora su un set si vedono realmente i problemi che una produzione affronta nel girare un film che è frutto di una macchina da lavoro impressionante, composta da centinaia di professionisti.

Cosa ha provato un giovane attore come te ad essere diretto da registi del calibro di Sollima e Comencini?

Essere diretti da loro è stata una emozione indescrivibile. Sono persone di una semplicità assurda, puoi farci quattro chiacchiere davanti ad una birra senza problemi, tanto per rendere l’idea. Ma quello che è importante, secondo me, è che rispettano ogni ruolo, dall’attore al fonico per finire con i costumisti. Da non sottovalutare la chiarezza con cui ti spiegano quello che devi fare o  provare durante una scena. È molto importante, perché c’è il rischio che si crei una sorta di incomunicabilità tra regista e attore che può incidere negativamente sulla riuscita di un film o una serie.

Hai avuto difficoltà, essendo salernitano, con il dialetto napoletano?

Sì, qualche difficoltà l’ho incontrata. Anche se devo dire che ho un dialetto simile al loro visto il quartiere dove sono cresciuto a Salerno, Mariconda. Ma ci sono delle sfumature sostanziali che fanno la differenza tra il dialetto salernitano e il napoletano che noi campani possiamo cogliere con più facilità. Ma tra una risata e uno scherzo i miei amici e colleghi talebani (tutti napoletani doc), subito mi facevano notare cosa cambiare e spesso era solo una lettera.

Se avessi potuto scegliere un personaggio di una serie tv da interpretare, quale avresti scelto?

Sicuramente quello di Walter White di Breaking Bad. Ha una psicologia e una evoluzione notevole. Non è mai banale e sempre imprevedibile. Nel corso delle 5 stagioni si nota un cambiamento spaventoso che rispecchia ciò che spesso accade nella vita reale quando le persone scoprono di avere un brutto male. Poi tocca argomenti che a me sono molto cari, come quello del cancro e della famiglia. Deve combattere una malattia ma nel frattempo deve dare un futuro ai figli. Una storia molto attuale. 

Progetti per il futuro e prossimi lavori?

Nel mese di Dicembre sarò impegnato in Campania e nel Lazio con due spettacoli che stiamo portando in scena con la Compagnia dell’arte, e a febbraio debutto con Uomo Medio a Napoli, spettacolo della compagnia stabile del Teatro delle Arti di Salerno. Ho un’agenda molto fitta, per fortuna. 

Qualche anticipazione… è prevista una quarta stagione di Gomorra?

Sicuramente! Gomorra è una serie seguitissima sia in Italia che all’estero e ha ancora un ciclo di vita lungo. Le riprese dovrebbero iniziare per Aprile e si gira per tutto il periodo estivo, col caldo e con i cappotti!